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Queste sono alcune delle patologie a base neurofisiologica che possono interessare i diversi aspetti del linguaggio umano.


Diagnosi differenziale tra afasia di Broca, Wernicke, Conduzione  

L’Afasia di Broca è il prototipo delle afasie non fluenti ed è così denominata poiché scaturisce da lesioni provocate da tumori cerebrali, emorragie, ascessi, nella regione anteriore del cervello, precisamente nella terza circonvoluzione frontale sul lato sinistro, corrispondente, appunto, all’”area di Broca”, nome dello studioso che ne approfondì il funzionamento.

Nell’afasia di Broca, la produzione del linguaggio è compromessa, mentre la comprensione è mantenuta.

Infatti,  l’eloquio risulta ridotto, e con agrammatismo, poiché mancano le parole-funzione, come gli articoli, le preposizioni, le congiunzioni. 

L’afasia di Broca può regredire dopo poche settimane, ma anche persistere per tutta la vita, accompagnandosi ad ansia e depressione dovute alla consapevolezza del soggetto del suo disturbo e della sua difficoltà a comunicare.

L’afasia di Wernicke è invece il prototipo delle afasie fluenti, caratterizzate da ricchezza dell’eloquio, con neologismi e parafrasi complesse e illogiche.

Il soggetto, a differenza dell’afasia di Broca, non ha consapevolezza della sua incomprensibilità, dunque attiva meccanismi di difesa paranoici e aggressivi.

L’afasia di Wernicke scaturisce da una lesione all’area di Wernicke, situata nella parte sinistra del cervello, nel lobo temporale.

Compromette sia la produzione che la comprensione del linguaggio.

L’afasia di conduzione è un’afasia fluente, causata da una rottura nel fascicolo arcuato dell’area  di Broadman, che collega l’area di Wernicke e l’area di Broca.

È caratterizzata dal deficit di ripetizione: il soggetto non riesce a emettere un suono  su imitazione.

In tutte e tre le afasie ci sono deficit di ripetizione ed è compromessa la lettura, tuttavia nell’afasia di Broca e di Wernicke è compromessa anche la scrittura.

Nell’afasia di Broca si aggiunge il deficit di denominazione, ma viene preservata la comprensione, a differenza di quella di Wernicke.

Afasia nella lingua dei segni 

La lingua dei segni (LIS) è il codice linguistico dei sordomuti e costituisce una vera e propria lingua, dotata di una struttura sintattica, benché espressa attraverso gestualità, e mimica del volto.

Viene appresa seguendo le stesse tappe dello sviluppo del linguaggio normale.

In quanto lingua, anche i suoi parlanti possono essere affetti da afasia: i sintomi sono simili alle afasie dei soggetti che parlano le lingue naturali quando la lesione si verifica una lezione nell’area sinistra, mentre se si verifica nell’area destra, l’afasia risulta ridotta. Il disturbo può esprimersi attraverso errori nel posizionare le mani, nel compiere movimenti, nel coordinarli.

Diagnosi differenziale tra disturbi afasici e non afasici del linguaggio 

Le afasie sono disturbi del linguaggio, causati da lesioni nelle aree cerebrali, specie dell’emisfero sinistro, dove si elabora lo stimolo linguistico.

Compromettono la produzione o la comprensione del linguaggio, rendendolo ridotto o sovrabbondante, frammentato o scorrevole e illogico.

Invece, i disturbi non afasici sono compromissioni di altri processi connessi al linguaggio, come la scrittura e la lettura.

In particolare, la dislessia è un disturbo della lettura, che impedisce l’automatizzazione della decodifica dei segni, rendendo la lettura lenta e faticosa.

Può rimanere tuttavia intatta la comprensione del testo o l’accuratezza linguistica.

La disgrafia è il disturbo della scrittura, consiste in una difficoltà nell’apprendere, riprodurre e coordinare i diversi segni linguistici, riuscendo con difficoltà a rilevare le differenze tra sostantivi omofoni, ma di diversa scrittura (lago e l’ago).

La discalculia è la compromissione delle abilità di calcolo di base, concernenti le quattro operazioni elementari (addizione, sottrazione, divisione, moltiplicazione) e il riconoscimento dei numeri, poiché, ad esempio, nell’operazione 1+1, il bambino può calcolare come risultato “11”, non ragionando sulle quantità, ma solo sui segni, oppure 11+2, può calcolarlo come 4, sommando unità per unità.

Si manifestano nelle scuole primarie e sono spesso strutturali, cioè non dovuti all’inadeguatezza dei metodi di insegnamento o di apprendimento.

Necessitano di strumenti compensativi e dispensativi.   

Disturbi neuropsicologici in pazienti con lesioni temporo-parietali sinistre

I disturbi più frequenti nei pazienti con lesioni temporo parietali sinistre sono le afasie fluenti, cioè le alterazioni o le perdite della facoltà di comprendere il linguaggio, ma non di produrlo.

Infatti, le aree cerebrali deputate a queste funzioni sono collocate proprio nell’emisfero sinistro.

In particolare, questi pazienti possono soffrire di  afasia di Wernicke, di afasia da conduzione, di afasia anomica, che consiste nell’incapacità di denominare gli oggetti, pur conoscendoli e pur avendo una memoria funzionante.

Oppure, possono soffrire di disfasie, che provocano un rallentamento dello sviluppo del linguaggio, anche se può essere recuperato.

Nelle disfasie vi è difficoltà a segmentare il flusso fonetico della lingua pronunciata, isolandone le parole. 

Disturbi neuropsicologici in pazienti con lesioni frontali 

I disturbi più frequenti nei pazienti con lesioni frontali sono le afasie non fluenti:  il prototipo è l’afasia di Broca, che comporta una  riduzione dell’eloquio, con omissioni di verbi, pronomi, congiunzioni.

Oppure, questi pazienti possono soffrire di afasia transcorticale motoria, causata da traumi nell’area 44 e nelle zone circostanti e superiori, ed anch’essa pone difficoltà nella produzione; di afasia transcorticale mista, anch’essa causata da una lesione nell’area 44; di afasia globale, caratterizzata da gravi deficit di produzione poiché il paziente non riesce quasi per niente a parlare.

Competenze comunicative e linguistiche previste nel modello di Wernicke-Geschwind 

Wernicke ha formalizzato, attraverso un modello, la modalità con cui il cervello elabora gli input linguistici.

Tale modello è stato poi perfezionato da Geschwind, per questo si parla di modello di Wernicke-Geschwind.

Secondo questa formalizzazione, le parole raggiungono il cervello seguendo la via del linguaggio parlato oppure la via della scrittura.

Nel primo caso, i suoni si trasformano in segnali elettrici dal recettore acustico, poi vengono inviati alla corteccia uditiva, infine nell’area di Wernicke, dove si compie l’abbinamento tra suono e significato.

Nel secondo caso, il segnale non è acustico, ma ottico, dunque recepito dapprima dalla retina.

Da qui passa al nervo ottico, infine alla corteccia striata, mantenendo la sua natura di immagine. Poi , procede verso il giro angolare, adiacente all’area di Wernicke, che stavolta vi associa un suono.

Diagnosi differenziale tra afasie fluenti e non fluenti del linguaggio 

Le afasie fluenti sono caratterizzate da un eloquio ricco, con normale intonazione, ma con contenuti incomprensibili, parole inesistenti o prive di senso che, nei casi gravi, sono prevalenti. 

Le afasie non fluenti sono invece caratterizzate da eloquio ridotto, spesso costituito da monosillabi ripetuti (stile “telegrafico”), come avvenne nel celebre  paziente “Tan” di Broca, così deniminato dalla letteratura scientifica dalla sillaba “Tan” che riproduceva continuamente.

La prosodia è rallentata rispetto al normale, la struttura sintattica è elementare, priva di particelle come articoli, preposizioni, congiunzioni.

Vi è differenza anche nella localizzazione delle lesioni, poiché le afasie non fluenti sono dovute a trauma frontali dell’emisfero sinistro, mentre le afasie fluenti sono causate da lesioni parietali temporali dell’emisfero sinistro.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net