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Doverosa premessa: non sono un avvocato, quindi preferisco non esprimersi sulle Leggi, perché le leggi italiane sono un ginepraio, molto più complesse delle traduzioni che girano su forum e gruppi facebook e delle pericolose banalizzazioni e divulgazioni sui siti.


Se contatti 3 avvocati e gli fai leggere il testo di una legge, otterrai 3 risposte diverse. Quindi non vale neanche quello che ti dice un avvocato, perché ciascuno di loro dà una sua interpretazione.

Per non avere dubbi, scrivi all’ordine della tua regione, così avrai risposta scritta, la stampi e in caso di contestazione all’Esame di Stato di Psicologia, puoi dire “me l’ha scritto l’Ordine”.

Infatti, se dici qualcosa, e ti chiedono: in quale punto della legge hai desunto questo? Qual è la tua fonte? Se rispondi “l’ho letto sul gruppo facebook – me l’ha detto mio cognato che fa il magistrato – me l’ha detto il tutor – ecc ecc”, non sono fonti valide (neanche il cognato magistrato).

Se esibisci la stampata dell’elmail dell’Ordine, nessuno può contestare. Non perché l’ordine detenga la verità assoluta (non esiste neanche in campo giuridico), ma perché in quel contesto è l’unica fonte non contestabile.

Comunque, la legge Berbani ha abolito l’obbligatorietà dei minimi. Il Decerto Monti “Cresci Italia” ha abolito anche l’obbligatorietà dei massimi (ma secondo alcune interpretazioni, già la legge Bersani faceva questo e i decreto Monti non ha aggiunto niente e la legge non è chiara).

Non si dice “ha abolito il tariffario” (a volte mi arriva questa frase, forse gira da qualche parte).

Il tariffario non è “adolito”: è vivo e vegeto, scaricabile dal sito di qualsiasi ordine regionale e dal sito nazionale www.psyc.it. Si chiama però “nomenclatore delle prestazioni dello psicologo”, contiene l’elenco delle categorie di attività (non delle singole attività, ma delle categorie), con i nomi specifici e scientifici (no counseling, counselling, amenità varie, ma sostegno) e le tariffe minime e massime orientative, così chi non sa quale tariffa proporre, ha un riferimento medio condiviso.

Anticipo alcune domande connesse che mi arrivano.

“Quindi posso fare colloqui a 5 euro?”

No, abolizione dell’obbligatorietà dei minimi e massimi non significa che posso fare proprio come mi pare…devo attenermi cmq al decoro e alla dignità della professione, come mi impone il codice deontologico.

“Come faccio a capire se una tariffa è dignitosa e decorosa o no? Per una famiglia povera 5 euro sono anche tante”.

Non ci sono parametri oggettivi e assoluti purtroppo. Per regolarsi, un punto di riferimento condiviso è il nomenclatore delle prestazioni, lì appunto si trovano le tariffe minime/massime/medie orientative, che quindi hanno ancora una loro utilità, cacciato dalla porta, rientra dalla finestra.

“E se deve pagarmi il tribunale una CTU, come stabilisce la tariffa?”: il decreto Monti dice che farà riferimento a “parametri stabiliti dal ministero”.

“E dove stanno scritti?” Da nessuna parte, l’unico documento che abbiamo con parametri di riferimento condivisi è il vecchio caro tariffario, ops, “nomenclatore”.


Insomma, dire che “è stato abolito il tariffario” è davvero una banalizzazione imperdonabile.

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