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Sono stati documentati gli effetti della pet-therapy nei bambini autistici, in un’ottica educativa e non clinica. Ecco quali sono.


L’applicazione degli interventi di pet-therapy, attuata da un educatore specializzato, affiancato da un cane o comunque da un animale appositamente addestrato, può essere finalizzata allo sviluppo delle abilità sociali, di cui i bambini con questo disturbo tendono ad essere molto deficitari.

Il presupposto pedagogico alla base degli interventi di pet-therapy con i bambini risiede nelle potenzialità di educazione e di sviluppo di abilità sociali, insite nella relazione che i bambini stabiliscono con l’animale.

L’animale, infatti, può arrivare a costituire un “oggetto transizionale” per il bambino autistico.

Inoltre, la relazione con l’animale insegna o migliora le abilità del bambino, ma attraverso una modalità ludica e interattiva, vissuta come momento di svago.

Essa, dunque, non è caratterizzata dalle consuete connotazioni mediche degli ambienti tipici delle terapie e del personale sanitario in camice.

Questo, tuttavia, non significa che le sessioni di pet-therapy consistano soltanto nel far giocare i bambini con gli animali, sotto la supervisione di un professionista.

Le sessioni di pet-therapy, tra l’altro, non sempre prevedono un vero e proprio gioco, ma altre azioni, sempre in base agli obiettivi educativi precedentemente posti.

Ad esempio, le attività possono consistere nell’accarezzare l’animale,  perché questo gesto consente al bambino di comunicare anche senza parole.

Infatti, prima di progettare un intervento di pet-therapy, vengono stabiliti obiettivi di rieducazione, di socializzazione.

I benefici riscontrati dall’attuazione di percorsi educativi di pet-therapy a casa, a scuola e durante attività educative extrascolastiche con i bambini autistici riguardano soprattutto l’incremento delle abilità sociali e relazionali.

A ciò si associa anche una riduzione del livello di ansia e il miglioramento di autostima e senso di autoefficacia.

La presenza di cani sembra, infine, migliorare la capacità di autocontrollo e auto-regolazione.

Questi dati sono stati confermati attraverso la valutazione qualitativa della percezione degli assistenti sociali e degli addestratori specializzati che operano nel contesto scolastico.

A ciò si affiancano alcuni studi che hanno valutato l’impatto di questo tipo di intervento utilizzano modalità di misurazione standardizzate.

Da entrambi i filoni di studi, infatti, sono emersi miglioramenti anche nel generale contesto in cui il bambino è inserito, familiare o scolastico.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net