Di fronte a tracce e domande particolarmente ostiche, può capitare di sentirsi “bloccati”, non sapendo cosa dire o scrivere. Vediamo come “sbloccare” la situazione.


A volte per avere il chiarimento a un dubbio sull’Esame di Stato o la risposta a una domanda, non occorre trovare la risposta, ma… riformulare la domanda. Come?

Ad esempio, sostituendo il verbo “devo fare questo? Non bisogna fare quell’altro?” con “in questa situazione, cosa è più opportuno per scrivere qualcosa di completo e prudente?

Se scrivo questo, possono fare contestazioni? Se sì, come posso anticiparle e come giustifico questa azione?”.

In questo modo si abbandona la ricerca di risposte assolute, rigide e definitive (ricerca dettata dalla comprensibile ansia) e si passa a “costruire” risposte “relative”, che siano valide non in assoluto, ma siano specifiche per quella traccia.

Spesso anche io., nei tutoraggi finora svolti, per rispondere a una domanda, devo prima suggerire di riformularla, in modo che ciascuno costruisca da solo la risposta.

Se sparo la risposta, rischio di meta-comunicare che esiste una regola valida sempre e comunque e che qualcuno, nell’universo, è depositario di questa regola.

Non mi serve posizionarmi come “guru” de noeantri. Come psicologa, non renderei autonoma la persona, che non deve dipendere da qualcuno per avere risposte, ma acquisire strumenti per ricavarsela da sola di volta in volta.

È quello che fa lo psicologo in ogni campo: arrivano persone con domande brevi, secche, che richiedono risposte assolute, tecniche o strategie risolutive. “Dottore, sono troppo ansiosa, vorrei imparare una tecnica di rilassamento”.

La tentazione del dottore è di scodellare le tecniche di rilassamento super-efficaci che ha imparato nel super-master in cui ha ottenuto la super-mega-certificazione interplanetaria.

In questo modo però, senza fare un’analisi della domanda, cioè ricavare maggiori informazioni sulla richiesta, contestualizzarla anche ricostruendo scenari in cui la “troppa ansia” si manifesta (troppa che significa?

Che intende per ansia, visto che molti usano impropriamente questa parola?), si collude con l’ansia stessa e con l’impulsività, impedendo alla persona di ragionare su quel problema.

So che è frustrante, quando si è in ansia, non avere una risposta pronta, chiarificatrice e subito.

Mi avrebbe fatto comodo, nei vari tutoraggi svolti, buttare là la risposta, evitando ore e ore in cui cercavo di scrivere post lunghissimi che a volte non so neanche se siano stati letti o recepiti.

D’altronde sento il dovere didattico di impostare il tutto in modo metacognitivo sin da quando ho iniziato (20 anni fa) e devo quindi dare per prima l’esempio.

Però ecco, quando uno si trova in difficoltà e quindi sorge una domanda, la prima cosa utile non è cercare la risposta da qualche parte (nel gruppo, tra gli amici, dal docente di uno dei numerosi corsi), ma costruirla, riformulando la domanda.

Nessun guru illumina dall’alto, al massimo può aiutare a ragionarci, ma la risposta è sempre da costruire di volta in volta.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net