Hai presente quel famoso proverbio? “Quando punti il dito verso la luna, alcuni guardano la luna, alcuni guardano il dito, alcuni guardano la direzione”. È un po’ quello che avviene quando un prof corregge il tuo compito d’esame.


Di fronte al suo compito, c’è chi guarderà l’insieme, chi si attaccherà al cavillo, chi coglierà l’unicità del tuo contributo.

Lo stesso accade quando lavorerai come psicologo (ma anche ora che fai un altro lavoro): c’è chi ti attaccherà per il cavillo, chi guarderà il tuo lavoro nel suo complesso, chi riconoscerà la tua unicità.

Succede così al ristoratore, anche eccellente, tipo Cracco, che con tanta maestrìa prepara le sue prelibatezze: alcuni avventori lo apprezzano per una cosa, altri per un’altra, altri lo criticano per qualche motivo.

Ci sono studenti superpreparati, che fanno compiti incredibili, che forse neanche i prof saprebbero uguagliare, eppure vengono bocciati, perché il prof che ha corretto il compito, non ha guardato il compito, ma è andato in cerca del cavillo (e si può sempre trovare).

Ci sono studenti con una preparazione pessima, raffazzonata in 3 giorni prima dell’esame, tirando giù da internet qualche tema già svolto, magari anche errato.

Eppure passano, e magari con un voto altissimo: chi ha corretto ha colto l’insieme, non si è fatto tante paranoie, non ha badato al capello, magari ha solo buttato un occhio e a lui andava bene così in quel momento.

Poi ci sono compitoni eccellenti, che passano l’esame, ma con voto molto basso, ben al di sotto di quanto meriterebbero.

E compiti mediocri che ricevono voti alti (ma va bene!) e magari in virtù di questo, gli studenti per aiutare gli amici dicono quello che hanno fatto.

Si può pensare che, se hanno fatto così e cosà, e hanno ricevuto quel votone, vuol dire che fare così e cosà è una cosa buona e funziona! Per cui nascono tanti equivoci e disorientamenti comprensibili.

Capisco, ci sono passata anche io e in fondo ci passo inevitabilmente tutti i giorni, come tutti.

Fai del tuo meglio, ora e dopo, nella consapevolezza che non esiste la perfezione, che qualcuno saprà riconoscere il tuo impegno e il tuo valore anche a fronte di inevitabili difetti, altri invece guarderanno la pagliuzza, ignorando tutto il resto e criticando in modo aggressivo.

Chissà quante diverse percezioni può generare uno stesso compito, lo stesso lavoro, la stessa parola.

Tutto l’impegno del mondo non eliminerà il rischio, e tutto l’impegno del mondo non garantirà il successo, per cui…mettici comunque tutto l’impegno del mondo.         

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net