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E’ vero che ci sono temi interamente incentrati sulla figura dello psicologo, sulle sue metodologie, sulla deontologia, ma la riflessione sulla professione è presente in tutti i temi, qualunque argomento esca, essendo un esame di abilitazione. Come introdurre la riflessione sulla professione di psicologo?


Lo psicologo come professione complessa

Non per svalutare altre professioni: tutte le professioni sono complesse, anche il lavapiatti.

Solo che se uno dice “lavapiatti”, è facile prefigurarsi questo profilo, visualizzando una persona nelle cucine di un ristorante, munita di detersivo, che appunto insapona e risciacqua i piatti.

Invece con lo psicologo non succede, perché l “rappresentazione sociale” evocata da questa parola non corrisponde a quello che in realtà è lo psicologo.

Questa parola evoca un tipo con la barba, intento a interpretare sogni, con un paziente steso su un lettino oppure un medico che cura i matti.

Quindi, raffigurazioni stereotipate, banalizzate.

Magari uno è uno psicologo del lavoro che fa formazione per le aziende. Oppure uno psicologo dell’età evolutiva che fa supervisione alle educatrici di un nido.

Oppure è uno psicologo del benessere che fa corsi per smettere di fumare. Ma non sono le prime cose che vengono in mente quando uno dice “psicologo”.

Quindi è una professione “complessa” perché richiede uno sforzo, da parte dello psicologo, per chiarire quello che realmente fa e anche per metterlo nelle condizioni di fruire del suo servizio, che è altrettanto complesso.

Come riportare tutto questo nei compiti d’esame

In tutte le prove per tutti gli indirizzi, riflettendo sula figura dello psicologo, soprattutto quando si passa a descrivere l’ambito applicativo, può essere utile scrivere che lo psicologo, prima di erogare il suo servizio complesso, dovrà fare psicoeducazione, cioè fornire informazioni, spiegazioni e supporto per accompagnare la persona (o l’azienda).

Non è come comprare un etto di prosciutto al supermercato, dove l’interazione è breve e non ci sono equivoci: “Mi dà un etto di prosciutto?” “Eccoti servita! E’ un etto e mezzo, lascio?”. Non è per svalutare neanche il salumiere!

Però almeno non ci sono equivoci: invece è facile che chi va dallo psicologo si aspetta che lo psicologo colluda con la sua richiesta, che spesso è quella di avere qualcosa di pronto, veloce, risolutivo e indolore (in tutti i campi, da lavoro, alla clinica all’educazione).

Invece lo psicologo dovrà prima spiegare, chiarire, fornire informazioni per capire e fare tutta un’opera precedente e impegnativa che porta la persona ad assumere un ruolo attivo.

Nessuno, infatti, gli scodellerà nulla, dovrà essere lui l’elemento attivo e nessuno si sostituirà a lui.

Il che porta a perdere per strada molte persone, che non riescono subito a sospendere l’agìto, come si dice tecnicamente.

Poi magari corrono dal counselor o dal coach che gli scodella quello che la persona chiede e che commercialmente ha più appeal, e suona come un intervento di breve, pratico, facile e collusivo.

Lo psicologo è una professione complessa per cui prima di qualsiasi intervento, occorre effettuare azioni preparatorie, accompagnatorie e introduttive.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net