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In psicologia e a questo esame nessuno può affermare che “è giusto” o “è sbagliato” in assoluto. Questo è il brutto, ma anche il bello di questo esame e del nostro settore in generale. 


Immagina il commissario che prende il tuo compito: ne ha tanti da correggere, in poco tempo, con un livello di attenzione e di motivazione variabile (non sempre altissimi, essendo un essere umano).

Quindi, per valutare cosa esporre, può essere più opportuno chiedersi: questa scelta è funzionale all’esperienza di lettura del commissario? La facilita, aiuta a creare una gestalt coerente, completa, subito comprensibile? E’ funzionale a una trattazione chiara, completa e prudente? Se sì, via libera .

Ogni porzione del tema deve essere ben chiara ed esaustiva. Ci sono compiti in cui si saltella, prima si parla di un autore, poi di uno strumento, poi si riprende quell’autore, poi se ne cita un altro, poi si introduce un ambito, poi si mette un altro strumento…e il compito diventa caotico.

Se il compito richiede specifici punti, ad esempio una teoria, strumenti e ambiti applicativi, ciascun punto dovrà essere conciso, ma esaustivo, senza interruzioni o sovrapposizioni.

La porzione (chiamiamola così) in cui descrivi lo strumento, è dedicata appunto allo strumento, cioè deve essere quello il focus, altrimenti chi legge perde il filo e non capisce subito quale sia la figura e quale lo sfondo di quella porzione (tanto per applicare il principio di figura-sfondo della gestalt).

La porzione dedicata all’ambito applicazione deve evidenziare come utilizzi quella teoria e quello strumento per affrontare un problema in un ambito. Quindi per completezza può essere opportuno includere anche la descrizione sintetica di un intervento e non limitarsi a scrivere “il costrutto x trova applicazione in quest’ambito per questo e quest’altro motivo”.

Benché molti prof si accontentino di questa definizione breve, molti altri la trovano riduttiva e vogliono, per completezza, che lo studente dimostri di applicare quella teoria e quello strumento a un problema, descrivendo appunto un intervento, in linee generali, così da dare un senso all’esposizione della teoria e dello strumento e da dare un taglio pratico al tema.

Il riferimento all’applicazione, poi, percorre tutto il tema: la tendenza è a non marginalizzarlo più alla fine del tema, come se fosse un elemento di poca importanza, da relegare alla fine di tutto, ma permea tutto il tema e tutti i suoi elementi.


D’altronde è un compito di abilitazione, quindi per definizione “pratico”, in ogni sua parte.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net