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La prima prova è una trattazione teorico-pratica che può spaziare in tutti gli ambiti della psicologia. Ad esempio, psicologia generale, sociale, dello sviluppo, metodologia e professione, temi e problemi o su qualunque altro argomento.

Questo non significa che dovrai prepararti migliaia di temi “pronti” su tutto lo scibile psicologico, da trascrivere al momento dell’esame così come li hai memorizzati.

È opportuno concentrarsi su argomenti-jolly, pochi ma flessibili e significativi per te. Non servono mille argomenti, ma pochi, meno di quelli che pensi. Ma occorre fare un lavoro diverso, cioè allenarsi ad adattarli alle richieste delle tracce.

Infatti, la traccia può contenere termini diversi da quelli con cui hai etichettato gli argomenti o con cui sono intitolati i capitoli del libro che usi (vanno benissimo quelli che hai usato all’università) o dei file su cui ti prepari (come quelli del Kit, stampabili).

Ad esempio, potrebbe uscire una traccia sulle “relazioni interpersonali”, ma non serve preparare un tema “precotto” che si intitoli esattamente così. Non serve che sul libro ci sia un capitolo che si intitoli così.

Se hai preparato la teoria dell’attaccamento, oppure un tema sulla famiglia oppure un tema sul gruppo, questi argomenti possono coprire anche una traccia sulle “relazioni interpersonali”. Senza dover aggiungere un altro tema intitolato così.

La prima prova è, infatti, NON è un compito pavloviano, basato su un apprendimento associazionista, in cui predisporre una lista di temi precotti. E poi sperare che esca una traccia che corrisponda esattamente a un tema precotto.

Anzi, meglio non sovraccaricare la tua memoria di teorie, per non essere accusati di “accozzaglia”. Questa è una contestazione frequente nei temi, che riflette un approccio “universitario” alla preparazione.

Un approccio stressante e ossessivo che tende ad accatastare nomi e date. Invece che dare un taglio da professionista allo svolgimento.

La prima prova, quindi, non è un’esibizione di conoscenze teoriche Su quelle ti hanno già valutato per ben 5 anni!

Certo, ci vogliono pure quelle, perché lo psicologo si distingue anche per il suo bagaglio di conoscenze specialistiche e scientifiche. Una risorsa preziosa e pratica, non astratta e inutile, come spesso viene svalutata.

All’Esame, però, bisogna andare oltre e dimostrare di saper usare quelle teorie. La finalità insita in un esame di abilitazione non è (solo) di sfoggiare ciò che sai. Ma soprattutto di dimostrare cosa puoi fare con ciò che sai.

Prima di memorizzare una teoria, puoi provare a considerare un costrutto, ad esempio la memoria, e pensare a chi e quando incontra problemi di memoria

Ad esempio, uno studente di liceo che deve preparare le interrogazioni di fine trimestre su discipline molto diverse.

Oppure, stesso approccio con la motivazione: quando si presentano problemi di motivazione? Ad esempio, dopo la scuola superiore, quando si sceglie la facoltà.

Sono solo esempi di problemi concreti, che per deformazione professionale ho riferito alla psicologia scolastica (dopo quasi 20 anni di vita con gli studenti ;)). Ma puoi contestualizzarli nella psicologia clinica, nella psicologia del lavoro, nella neuropsicologia, in qualsiasi altro settore.

Problemi concreti, persino banali, non metafisici.

Se ti soffermi a ricostruire un esempio di questo tipo, prima di fiondarti nella memorizzazione di una teoria, anche lo studio poi risulterà un po’ meno pesante e meno meccanico.

Così lo studio diventerà un modo ragionato di utilizzare quella teoria come uno strumento per comprendere quel problema, da dove deriva, cosa si può fare per affrontarlo. 

Non si ridurrà a uno sforzo per assimilare passivamente un contenuto. O per conservarlo in mente fino al giorno dell’esame. Potrà avere un senso diverso.

Solo dopo aver pensato a un problema, allora passa a studiare una teoria o due. Non servono 168776 teorie frammentate. Nel 99% dei casi non le conosce neanche il commissario.

E soprattutto, continua sempre a riflettere su come quella teoria possa aiutare a spiegare quel problema e ad affrontarlo.

Riflettendo sulla sua utilità pratica, la ricorderai più facilmente.

In fondo è quello che fa lo psicologo quando lavora: legge la realtà attraverso teorie scientifiche e interviene basandosi su strumenti e metodi validati.

Pensare a un problema riguardante un costrutto e a come possa essere affrontato può aiutarti a passare dal ruolo di studente a quello di professionista. Dal nozionismo al problem-solving.

Riepilogando, di fronte a una traccia, è opportuno:

1) “tradurla”, per ricondurre il termine usato dalla traccia a uno degli argomenti che hai studiato. Non pensare di non sapere l’argomento solo perché la traccia lo chiama in modo diverso da quello riportato sui materiali. Ogni argomento si presta a moltissime tracce. E’ possibile che sai un argomento, ma sotto un altro nome.

2) scomporla, per ricavare i punti specifici da sviluppare. Occorre svilupparli tutti, nell’ordine richiesto, così i commissari vedono che ti sei attenuto alle loro richieste.

3) spiegare come una teoria psicologica possa aiutare a comprendere e ad affrontare un problema applicativo. Questa è una parte concreta del compito, sempre più apprezzata, anche se ancora pochi la scrivono.

Molti sono ancora legati a vecchi schemi, contenuti anche in vecchissime edizioni del mio kit, poi copiate e riproposte da altri (senza citare la fonte), dove gli ambiti applicativi erano un elenco banalizzante di alcuni settori descritti con 5-6 righe ciascuno. I tempi sono cambiati! Facciamo un passo avanti

Cosa non è la prima prova dell’Esame di Stato di Psicologia:

non è una ripetizione dell’esame di psicologia generale;

non è una prova teorica, in cui affastellare nozioni;

non è una prova associazionistica, in cui ad una traccia corrisponde un solo argomento.

La stessa traccia può essere svolta in mille modi e con mille contenuti diversi, tutti adeguati, se opportunamente adattati.

Attenzione! la prima prova non è per forza un tema. Ogni commissione è libera di scegliere contenuti e struttura di ogni prova. Occorre adeguare flessibilmente ciò che sai alle richieste della traccia.

Altri suggerimenti per l'EdS:

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Ho realizzato il 1° Kit di Preparazione per l'Esame di Stato, con cui ho aiutato ormai 10 generazioni di psicologi ad abilitarsi. Se serve aiuto, scrivimi a tutor@110elode.net