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Ecco le 3 fonti che regolano la pubblicità dello psicologo e un approfondimento sulla legge Bersani.


La pubblicità della professione di psicologo è regolamentata da:

– Legge n. 248/2006 (comunemente detta “Legge Bersani”);

– il Codice Deontologico degli Psicologi (artt. 2, 8, 38, 39, 40);

– l’Atto di indirizzo del Consiglio Nazionale in tema di pubblicità.

Come nasce la legge Bersani? data la crisi economica, il governo del 2006 ha ipotizzato che aumentando la concorrenza, sarebbe ripartita l’economia.

Questo assunto è stato contestato da diversi economisti, secondo cui non è aumentando la concorrenza che si rilancia l’economia.

Fatto sta che cmq questo è stato l’assunto alla base della legge Bersani e serve poi a capirla e a capire le conseguenze per i liberi professionisti, inclusi gli psicologi.

Fino ad allora, c’era già libera concorrenza, ma non tra professionisti iscritti ad albi. Gli iscritti ad albi erano gli unici a non potersi fare concorrenza, perché dovevano attenersi a regole, tariffari, ecc.

Il decreto Bersani ha “liberalizzato” la concorrenza anche tra loro.

Non è una legge apposita per psicologi, è per tutti i professionisti iscritti ad albi (avvocati, architetti, ecc).

Poi ogni ordine avrebbe recepito questa normativa e stabilito regolamenti specifici di categoria.

Per questo, la legge Bersani è generica e non dice “come” lo psicologo debba farsi pubblicità o cosa possa o non possa fare.

Dice che solo che è liberalizzata la pubblicità e che sono aboliti i minimi tariffari. ATTENZIONE!!! Non ha “abolito il tariffario”, come si legge in giro e sui gruppi facebook. Ha abolito l’obbligatorietà delle tariffe minime! E’ ben diverso.

Per capire il come fare pubblicità, bisogna fare riferimento innanzitutto al codice deontologico, da cui si desume che per lo psicologo la pubblicità è un servizio informativo, che aiuta la persona a scegliere il professionista.

Quindi ciò che lo psicologo fa di pubblicitario deve rispondere a questo criterio: dare informazioni per scegliere.

Prima gli psicoterapeuti non potevano neanche dire di che approccio fossero, ora sì perché devono dare più informazioni possibili.

In più, sempre stando al codice deontologico, la pubblicità degli psicologi deve rispettare veridicità e decoro della professione.

Quindi sì, è liberalizzata, ma deve comunque rispettare questi princìpi.

Inoltre, l’ordine degli psicologi, in un certo senso, è “federale”. Infatti, c’è un ordine nazionale, ma poi ci sono gli ordini regionali.

Ogni ordine regionale ha il suo regolamento per la pubblicità. Infatti, la legge Bersani è generica, il codice deontologico e l’atto di indirizzo in materia di pubblicità sono anch’essi generici.

Ad esempio, la stessa cosa si può fare nel Lazio, ma non in Trentino, di qua, ma non di là. Dipende dai singoli ordini regionali che stabiliscono specifiche procedure, autorizzazioni, ecc., valide esclusivamente per quella regione. Ogni regione ha il suo regolamento.


Quindi, per sapere nel concreto cosa si possa o non si possa fare bisogna rivolgersi al proprio ordine regionale e al regolamento valido in quella regione.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net