Seleziona una pagina

Tutto dipende dalle preferenze del relatore. Ecco le due casistiche più frequenti.


Alcuni relatori preferiscono pochi articoli, ma esposti dettagliatamente, riportando obiettivi, ipotesi, campione, procedura, risultati.

Quindi vogliono solo fonti consultate direttamente, fonti cosiddette “primarie”.

In questi casi, la bibliografia sarà corta, ma fatta solo di materiali consultati per intero.

Quindi pochi articoli, sviscerati a fondo.

Ogni volta che citi una fonte nel testo, ti chiederanno se l’hai effettivamente consultata, letta per intero, toccata con mano.

Si potrebbero arrabbiare se citi una fonte che in realtà hai trovato a sua volta citata in un articolo (fonte secondaria)

Altri relatori preferisco una tesi ricca di fonti, quindi con una bibliografia molto lunga.

In questo caso, uno stesso articolo di ricerca viene utilizzato sia come fonte primaria, quindi descritto integralmente, sia come “pozzo” da cui attingere fonti secondarie da citare nella tesi.

In ogni articolo di ricerca, infatti, c’è una prima parte di letteratura scientifica, in cui gli autori fanno il punto sulla tematica, riportando brevemente risultati di altre ricerche o sintetizzano altre teorie.

Nella tua tesi, se il tuo relatore ricade in questa seconda categoria, oltre a riportare la ricerca descritta nell’articolo, portai riportare anche le fonti che gli autori riportano nella prima parte.

Sono quindi fonti secondarie, cioè altri articoli, teorie, testi, ecc. che non hai consultato direttamente, ma hai trovato in una fonte primaria (consultata direttamente).

Quindi ti limiti a riportare quello che a loro volta quegli autori hanno riportato nella prima parte del loro articolo.

Per questo si chiamano fonti secondarie.

La maggior parte dei relatori ricade in questa categoria, quindi accetta, anzi apprezza e incoraggia, la citazione di molteplici fonti, per arricchire la tesi di punti di vista, precisazioni, concetti.

Anche se vengono citati senza approfondirli tutti, servono a delineare un quadro vivace della problematica, osservata da diverse angolature, facendo dialogare molteplici contributi.

Ulteriori fonti saranno poi gli abstract, cioè altre ricerche di cui viene consultato appunto solo l’abstract (la sintesi posta all’inizio dell’articolo), senza necessariamente analizzare anche tutto l’articolo, ma solo per aggiungere un’altra angolatura.

Non esiste una metodologia di lavoro migliore di un’altra: dipende dal modo di lavorare del relatore, che è da chiarire all’inizio, rivolgendosi a lui con assertività.


Se lavori e hai poco tempo e ti serve aiuto, richiedi ora il mio servizio di consulenza di tesi di laurea in Psicologia.

The following two tabs change content below.
Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net