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Un nuovo filone di studi mira ad approfondire la relazione tra trauma da bullismo e hikikomori, a partire dagli effetti che il bullismo ha sulle vittime e che potrebbero in alcuni casi favorire l’hikikomori. Ecco una sintesi dei risultati delle ricerche.


L’hikikomori è una forma di ritiro sociale che colpisce i più giovani e consiste nell’isolarsi progressivamente dagli altri, arrivando, nei casi più gravi, a non uscire neanche dalla propria stanza.

Questi giovani tendono a dedicarsi quasi esclusivamente al consumo di videogiochi e alla navigazione in internet.

Questo fenomeno inizialmente si è diffuso in Giappone, ma negli ultimi anni si stanno registrando casi anche in altri paesi occidentali, compresi quelli europei.

Oggi infatti bambini e adolescenti sono chiamati a crescere in una società “mobile”, basata sul cambiamento, in cui i rapporti e le relazioni tra persone vengono negoziati costantemente.

In questa società, beni, risorse e persone sono interconnessi, ma anche in costante mobilitazione.

Questo da un lato crea l’impressione di prossimità, cioè di vicinanza tra le persone, dall’altro lato crea grande distanza.

Anche per questo si è diffuso il fenomeno hikikomori, perché a volte i giovani hanno la sensazione di essere vicini anche a distanza, attraverso le nuove tecnologie.

Essi sono anche portati ad acquisire una identità “modulare”, cioè flessibile e variabile, fatta di parti smontabili e rimontabili, come succede per le macchine.

Questo può portarli però a ritardare l’acquisizione di una identità stabile e la realizzazione di alcuni compiti evolutivi.

I giovani, cosiddetti “nativi digitali”, soffrono più di altri questi processi e spesso non hanno strumenti per fronteggiarli.

Inoltre, spesso non ricevono adeguato aiuto da figure adulte competenti, anche perché valori e competenze degli adulti potrebbero non essere adeguati a rispondere ai bisogni delle nuove generazioni.

Questi fenomeni, a loro volta, facilitano la deumanizzazione, ovvero il fatto di vedere l’altro come privo di sentimenti, emozioni e pensieri, permettendo di mettere in atto più facilmente delle condotte amorali.

I bambini con disturbo della condotta, ad esempio, a causa del loro comportamento aggressivo, hanno difficoltà ad instaurare relazioni soddisfacenti, sia con la propria famiglia che con gli insegnati e con i pari.

Tuttavia, in alcune circostanze i loro comportamenti aggressivi potrebbero non essere scoraggiati ma, anzi, incentivati dal contesto, perché permettono di costruirsi una reputazione positiva tra i pari.

Più in generale, lo studio delle relazioni tra pari durante l’infanzia e la pre-adolescenza è un ambito complesso e in costante definizione.

I bambini sembrano consapevoli della complessità della rete sociale a cui partecipano, perché sono in grado di spiegare i diversi tipi di relazione che creano.

Tuttavia, non è stato ancora elaborato un modello che ci permetta di descrivere come operano questi sistemi relazionali.

Le relazioni sociali tra i bambini sono infatti diversificate tra loro e più complesse di come possano apparire all’occhio di un adulto.

All’interno delle relazioni sociali infantili, si possono presentare episodi di bullismo, che è un fenomeno sociale, perché coinvolge non solo il “bullo” che compie violenze su una vittima, ma anche altri bambini, ciascuno dei quali assume uno specifico ruolo.

Il bullismo è dunque un atto aggressivo, sistematico e intenzionale e portato avanti nel tempo da una o più persone nei confronti di una vittima che non è in grado di difendersi.

Ricerche recenti mostrano che esso è legato alla costruzione della reputazione sociale e anche la vittimizzazione si basa sul presupposto di screditare l’altro e acquisire credito.

Oggi ci sono nuove e particolari forme di bullismo, come il cyberbullismo via internet, e inoltre si assiste a una dilatazione dell’età, perché il bullismo può verificarsi anche tra i più piccoli.

In alcuni bambini, anche in relazione al genere e all’età, il bullismo può avere conseguenze negative e perfino traumatiche, di tipo relazionale-cumulativo.

Esse possono portare a disturbi come ansia e depressione e a pensieri suicidari, anche in età successive della vita.

Anche quando non si sviluppano sintomi gravi, l’impatto sullo sviluppo socio-emotivo è pervasivo.

Ciò vale soprattutto in assenza di supporto sociale e predispone il bambino a una frequente ri-vittimizzazione, perché si sente comunque privo di difese e di appoggi.

Inoltre, la violenza perpetrata dal bullo non è solamente fisica, ma anche psicologica e può essere veicolata anche in via indiretta, attraverso l’isolamento sociale.

Il rifiuto sociale nei confronti della vittima può diffondersi anche tra gli altri membri del gruppo e avere come effetto quello di spingere anche la vittima all’evitamento sociale.

Si crea dunque un “rischio invisibile” legato a traumi relazionali infantili che spesso non vengono rilevati e che possono, anche anni dopo, sfociare in problemi per la salute sia mentale che fisica e sociale della persona.

Per questo è possibile cogliere un legame tra bullismo e hikikomori, che si esprime attraverso la mancata partecipazione alla vita sociale per almeno 6 mesi e un comportamento di isolamento.

Gli hikikomori preferiscono interagire con gli altri solo a distanza, ad esempio attraverso internet, evitando in questo modo di confrontarsi con gli impegni concreti della vita.

Questa sindrome va distinta da patologie psichiatriche simili e talvolta correlate, ma presenta comunque conseguenze negative importanti per lo sviluppo della persona, portandola a diventare socialmente disimpegnata e inesperta e determinando un’esclusione sociale sempre maggiore.

Molti casi di hikikomori in Giappone si sviluppano infatti anche come conseguenza di episodi bullismo e abuso verbale da parte dei pari.

Sul fronte familiare, d’altra parte, dinamiche familiari disfunzionali, stili genitoriali contraddittori, rifiuto parentale e un eccessivo controllo emotivo, sia estremamente affettuoso che freddo e negativo, possono indirizzare i bambini verso atteggiamenti di ritiro sociale.

Anche alcune caratteristiche individuali, come una bassa fiducia in sé stessi e negli altri, oltre che culturali e sociali, come l’elevata mobilità sociale, potrebbero influenzare questo processo.

Esso va quindi inteso come una condizione multifattoriale e sono necessari ulteriori studi per comprendere sia le cause del fenomeno, sia la possibile relazione tra hikikomori e bullismo, anche per ridurre i rischi per la salute dei più giovani.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net