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Diversi studi hanno individuate specifiche configurazioni familiari associate a specifiche psicopatologie. Ecco alcuni risultati.


Alcune ricerche recenti hanno delineato una correlazione tra attaccamento ambivalente in età infantile e disturbi esternalizzanti in età adulta, come quello antisociale, borderline, impulsività o iperattività, e tra attaccamento evitante e disturbi internalizzanti, come ansia e depressione.

Tuttavia, la relazione di attaccamento è diadica, mentre alcuni approcci, come quello sistemico, ampliano la visuale a quelle triadiche.

Quindi queste correlazioni, come evidenziano le ricerche, non sono deterministiche, perché modulate da altre variabili, sempre di tipo relazionale.

Ad esempio, la relazione di coppia poi si riverbera sui figli, come evidenzia la Benjamin (2003) e poi alcuni studi longitudinali.

Da questi è emerso come la presenza di conflitti, sia un predittore della psicopatologia dei figli, a prescindere dal fatto che la famiglia sia intatta o ricostruita, derivante cioè da rimatrimoni di uno dei coniugi.

Poi, da altri studi è emerso come disturbi rilevati nei genitori come ansia, depressione o disturbi legati all’assunzione di alcool aumentavano il rischio di insorgenza dell’ansia sociale nei figli.

Ciò avviene soprattutto quando lo stile educativo dei genitori è disfunzionale, orientato più il controllo e che all’affetto.

Allo stesso tempo, però, l’affettività di per sé non è sufficiente a preservare il rischio.

Ad esempio, da altre ricerche è emerso come, in presenza di depressione di un genitore, le interazioni con lui sono caratterizzate da maggiori manifestazioni di affetto negativo e conflitto.

Al tempo stesso, queste interazioni sono anche caratterizzate da minori dimostrazioni di affetto positivo e supporto sociale e questo predispone anche il figlio alla depressione.

Questo, tra l’altro, avviene anche quando l’affettività è positiva, ma rigida.

Quindi, non è di per sé la tonalità affettiva prevalente nelle famiglie a incidere sull’umore dei figli, ma soprattutto la flessibilità  affettiva.

Questi studi sono poi confluiti in una nuova teoria, quella delle polarità semantiche di Ugazio, che rappresenta una delle evoluzioni attuali degli approcci sistemici.

Questa teoria considera il triangolo primario come sistema aperto di significati, dove per “significato” si intende la costruzione di un senso a partire da stimoli soggettivi, intersoggettivi, sociali.

I significati si organizzano generalmente intorno a binomi come “buono-cattivo”, “ansioso-indipendente”, o “altruista-egoista”.

Tali binomi influenzano anche il ruolo di ciascuno entro la famiglia e il contesto.

Per evitare l’emergere delle psicopatologie, occorre quindi intervenire su questo sistema di significati, rielaborarli e quindi ridefinire i ruoli reciproci in modo più flessibile.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net