Suggerimenti per la tesi triennale in Psicologia a Milano Cattolica, dalla mia esperienza come tutor privata.


Molti studenti, anche giovani, mi hanno chiesto un supporto per la tesi in Psicologia a Milano Cattolica, perché la procedura è lunga è complicata.

Sul sito dell’università è reperibile anche un Syllabus, che riporta i principi ispiratori della prova finale (ci tengono a non chiamarla tesi!), ma purtroppo è scritto nel tipico linguaggio accademico, cioè: è pieno di fuffa.

Un misto micidiale di burocratese e didattichese, due vere aberrazioni linguistiche che affliggono le istituzioni pubbliche o quelle private, ma riconosciute, come le università private.

Come spesso succede, si pretende un lavoro che non si è mai fatto nei 3 anni di corso di laurea.

Non basta seguire il Syllabus. Non si arriva allenati.

Così il lavoro di tesi (preferisco continuare a chiamarla così!) diventa un’esperienza senza valore formativo.

Un primo problema è che ogni tutor e professore che corregge la tesi, interpreta a modo suo questo Syllabus.

Anche se questo detta regole molto rigide, ad esempio sulla suddivisione della “tesi”, non tutti i tutor le seguono.

Se uno studente segue le regole del Syllabus, qualche tutor o prof può dire che le ha interpretate male e che invece andavano interpretate diversamente.

Ovviamente, come dice lui.

Ogni tutor o prof, infatti, si sente depositario della giusta interpretazione.

Quindi, per sopravvivere, è importante dialogare costantemente con i tutor o cmq con la persona che correggerà la tua tesi.

Occorre esporgli in anticipo ogni scelta, spiegarla e richiedere la sua approvazione.

Meglio fare una domanda in più all’inizio, superando le inibizioni indotte dalla loro figura autorevole che suscita soggezione, piuttosto che rifare più volte il lavoro, perché, pur seguendo le regole, non rispecchia le sue aspettative o il modo in cui secondo lui le cose andrebbero fatte.

Una prima importante operazione per la tesi in Psicologia di Milano Cattolica è cercare articoli scientifici in pdf da schedare e sottoporli al tutor.

Il Syllabus va pure in contraddizione su questo: in un punto richiede 7 articoli e 1-2 capitoli di libro, in un altro punto dice 5-7 articoli, facendo intendere che si tratta di un range e quindi potrebbero bastarne 5.

Conviene evidenziare al tutor questo punto e concordare con lui la possibilità di farne solo 5.

Inutile strafare, per un motivo: la schedatura degli articoli, per un giovane che la fa per la prima volta, non è facile ed è solo la fase iniziale del lungo lavoro.

Gli articoli da schedare sono tecnici, scritti in un inglese scientifico, e occorre saper estrapolare esattamente le informazioni richieste dal format di schedatura, contenuto nel Syllabus stesso.

Non è facile perché in 3 anni questo lavoro non si è mai fatto e non con una frequenza tale da poterne sviluppare una padronanza.

È come chiedere di gareggiare la maratona di New York, senza aver seguito un preciso programma di allentamento.

Certo, la buona volontà, il sacrificio, un po’ di masochismo, possono in parte compensare, ma non ha proprio senso.

Ed è per questo che poi gli studenti finiscono per richiedere aiuto, almeno nelle schedature.

Queste schedature è meglio che non siano troppo lunghe e dettagliate.

Anche in questo caso, meglio non strafare.

Non è come al liceo, dove il prof di italiano metteva un voto più alto se scrivevi più “colonne”.

Qui conta la sintesi. Poche informazioni, molto focalizzate, senza troppi giri di parole.

Altrimenti il tutor perde troppo tempo a correggere, dice che sono prolisse e le fa tagliare.

Quindi finisci per buttare il lavoro fatto con tanto sudore.

Fatto questo lavorone delle schedature, non è finita.

Esse non vanno messe nella tesi così come sono.

Andranno allegate alla fine, in Appendice, ma non costituiscono il corpo principale o unico della tesi, come in alcuni punti fa intendere il Syllabus.

Alcune parti saranno cmq da buttare, altre da rielaborare, per creare un discorso coerente, da integrare con ulteriori articoli.

Le schedature saranno solo una parte della tesi, anzi solo una base.

Poi occorre fare il consueto lavoro di ricerca di altri articoli, altri contenuti, altre fonti, per integrare e approfondire i contenuti delle schedature.

Secondo il Syllabus tutta la tesi verterebbe intorno agli articoli schedati, ma non è affatto così.

I tutor vogliono anche altri materiali e occorre fare altre ricerche.

L’ultima parte della tesi, poi, secondo il Syllabus, dovrebbe essere di confronto tra gli articoli schedati.

Non è sempre così. Se fai così, alcuni tutor dicono che il lavoro è ripetitivo.

Quindi fanno fare tagli e occorre fare altri paragrafi con altri materiali e altri approfondimenti.

In pratica, un doppio, se non triplo lavoro, rispetto alla consueta tesi, generalmente costituita da analisi e confronto di diverse fonti, senza la fase delle schedature.

Non è che i giovani non vogliano fare il sacrificio, come dicono alcuni anziani.

È che lo farebbero, se tutto questo avesse senso, cosa che sostanzialmente non avviene.

Quindi preferiscono fare sacrifici e usare il loro tempo prezioso per esperienze davvero formative, non per quelli che ormai sono diventati feticci didattici, adempimenti formali e autoreferenziali.

Soprattutto gli studenti lavoratori, di fronte a tutto questo, provano delusione e preferiscono usare il poco tempo per altro (es: stare con la loro famiglia).


Se lavori e hai poco tempo e ti serve aiuto, richiedi ora il mio servizio di consulenza di tesi di laurea in Psicologia.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.