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Cosa fare quando alla prima prova dell’Esame di Stato di Psicologia ti vengono presentate tracce molto chiuse e limitanti?


Visto che gli estremi si toccano, una traccia molto chiusa equivale paradossalmente a una traccia molto aperta. Infatti, è molto chiusa solo per chi l’ha ideata.

Può succedere che qualche prof in commissione sia interessato a un argomento specifico e super-chiuso, arrivando a proporlo come traccia.

Per chi l’ha ideata, quella traccia corrisponde solo a uno specifico argomento che per lui, soggettivamente, è anche molto chiaro. Il problema è che ce l’ha in mente solo quella persona.

Per gli altri, quella traccia così chiusa non corrisponde a niente in particolare. Quindi si tratta, in realtà, di una traccia aperta.

Sta al candidato “chiuderla”, portando lo svolgimento dove gli fa più comodo.

A questo punto si può essere portati a pensare: e se poi il mio compito verrà corretto proprio dal prof che ha ideato la traccia, che ha in mente un contenuto preciso di cui solo lui è a conoscenza? Non trovando quel contenuto preciso nel mio compito, il rischio è che me lo bocci?

A questo proposito, può essere utile tenere a mente tre suggerimenti.

1) Non puoi leggere nella mente del commissario

Non è possibile leggere nel pensiero del prof che corregge il compito e capire cosa lui associ a un determinato costrutto. Anche conducendo un minuzioso studio nozionistico, in modo quasi ossessivo, non sarà mai possibile prevedere tutte le “fisime” dei professori.

2) Alcuni prof sono difficili da soddisfare

Il prof che ha in mente un determinato argomento può bocciare, a suo insindacabile giudizio, anche se il tema chiuso corrisponde esattamente a quello che lui aveva in mente.

Infatti, interverranno sempre delle variabili imprevedibili e sulle quali non si ha grande influenza.

Alcuni professori, infatti, raramente saranno del tutto soddisfatti da ciò che leggono e sarà difficile che i compiti da correggere contengano esattamente le informazioni che si aspettano, nella forma in cui se le aspettano.

In alcuni casi, correggendo il compito, il loro sistema percettivo creerà un altro sistema di riferimento, basato sulla media dei contenuti dei compiti che correggono.

3) L’importante è fare un tema coerente

Se il tema è una gestalt completa e coerente, si impone percettivamente. In quel caso, il compito risulterà strutturato e dotato di senso.

Tutto questo è successo più volte. Una volta, una prof ha proposto una traccia chiusa, su un metodo di cui aveva parlato solo lei, e che aveva descritto in un capitolo di un libro multi-autore.

Quel libro aveva molti capitoli, ognuno scritto da un autore, e lei ha scritto solo uno di quei capitoli.

Ovviamente, nessuno studente nel tema ha scritto esattamente quello che la prof si aspettava, avendone parlato esclusivamente in quel capitolo di quello specifico libro.

Dopo la correzione, in aula ha mostrato la scannerizzazione di quel capitolo, dicendo che “bisognava mettere questi contenuti”.

Risultato: numero di bocciati che non è assolutamente aumentato rispetto alla norma di un esame.

Il tema super-chiuso, che non è stato svolto da nessuno nel modo in cui quella prof avrebbe voluto in base a sue idiosincrasie, non ha inciso sulle bocciature.

Anzi in questi casi, visto che nessuno potrebbe mai leggere nella mente di una prof e fare temi chiusissimi (e se lo facessero, comunque verrebbero penalizzati dal fatto che sono temi tutti uguali, quindi non va bene lo stesso), i temi che i prof correggeranno saranno diversi.

Quindi paradossalmente la situazione si riequilibra, perché ogni tema diventa uno standard a sé.


Dunque, è consigliabile impostare la preparazione senza ossessioni, ma con flessibilità e praticità.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net