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Come trovare i punti di forza e di debolezza di una teoria? Ecco 6 considerazioni importanti


I punti di forza e debolezza sono spesso richiesti nelle tracce della prima prova.

A volte hanno altri nomi: vantaggi e svantaggi, limiti e potenzialità, ecc.

Ecco 6 considerazioni.

1) I punti di forza e debolezza sono relativi

Non impazzire a cercare chissà quale assurdo punto di forza/debolezza di questa o quella teoria.

E’ opportuno tenere a mente che lo stesso aspetto può essere sia un punto di forza che di debolezza, quindi punti di forza e debolezza sono due facce della stessa medaglia.

Ad esempio, prendiamo una caratteristica di una persona, come l’ossessività: è un punto di forza o debolezza?

Dipende: se sta facendo una ricerca scientifica, è un punto di forza.

Infatti i ricercatori devono avere questo tratto, espressione di precisione e attenzione ai dettagli, che sono importanti nelle ricerche scientifiche.

Se quella persona, invece, sta facendo un lavoro che richiede capacità di sintesi o che deve essere consegnato a breve, l’ossessività porta la persona a impuntarsi su dettagli inutili.

Questo ritarda la consegna e la visione globale, diventando quindi espressione di rigidità, di scarsa efficienza e di scarsa flessibilità.

Può essere utile fare un elenco delle caratteristiche di quella teoria e poi ragionare su di esse, con un esempio che dismotra che una stessa caratteristica è un punto di forza, in relazione a un’esperienza, e un punto di debolezza, in relazione a un’altra. Tutto è relativo :).

2) Non usare punti precotti e in modo meccanico

Non serve fare questa parte del compito ripetendo punti di forza e debolezza precotti.

In questo modo, infatti, la parte dedicata a punti di forza e debolezza, che è di ragionamento, viene trasformata in parte mnemonica, impedendo ai commissari di apprezzare il ragionamento.

Tra l’altro, questo comporta un aggravio della memoria, sottoposta a stress, con il rischio di arrivare quel giorno sovraccarichi e confusi.

Inoltre, facendo “l’elenco telefonico” dei punti di forza e debolezza, si meta-comunica che esistono punti di forza e debolezza “assoluti”, oggettivi, mentre tutto è relativo.

Nel manuale per la prima provadell’Esame di Stato di Psicologia sono riportati i limiti delle teorie esposte, ma devono essere usati come spunto, non memorizzati meccanicamente.

I punti di debolezza “precotti” sono da usare al massimo come spunto, per riflettere su quell’aspetto , rielaborarlo e affiancarlo ad un esempio.

Così non farai il compito uguale a un altro e non riporterai lo stesso “elenco” di punti di debolezza, ma fari aun ragionamento critico e pratico sui vari aspetti della teoria. 

3) Limitare le critiche eccessive

Non serve “ammazzare” le teorie, criticandole in modo spietato per un cavillo. Non siamo su tripadvisor ;);

Inoltre, non puoi sapere quale sia la posizione del prof nei confronti di quella teoria. Riflettere sui punti di debolezza non significa stroncare le teorie. 

4) Rifletti sulle loro implicazioni

Ragionare su punti di forza e debolezza non significa elencare pregi e difetti di una teoria (è tutto relativo!), ma anche e soprattutto ragionare sui limiti di utilizzo, sull’estensione delle applicazioni, ecc.

Una teoria è utile per una cosa, per una circostanza, per un problema, e “limitata” per un’altra cosa. I limiti non sono assoluti.

5) Comparare più teorie

Nel paragrafo dei punti di forza odevolezza (o limiti, come spesso vengono chiamati), puoi fare anche un breve confronto con un’altra teoria, perché spesso punti di forza e debolezza si ricavano paragonando due teorie, che poi insieme si completano.

Ovviamente il confronto non consiste nell’esposiione lunga e dettagliata di una seconda teoria. 

6) Non occorre essere troppo estremi 

Sia quando si espongono i vantaggi, sia quando si elencano le debolezze di una teoria, è opportuno essere diplomatici (come i pasticcini ;)).

Meglio non chiudere il tema in modo amaro e negativo, evidenziando solo i difetti e gli svantaggi della teoria, ma adottare un atteggiamento equilibrato.

Quindi anche se l’ultimo paragrafo è dedicato ai limiti, meglio chiudere sottolineando che si tratta di limiti “relativi”.

Cioè limiti che non invalidano la teoria, ma sono piuttosto un invito a utilizzarla in modo flessibile, valutando i contesti in cui può apportare un contributo maggiore e completandola con i riferimenti da adottare in altri casi.


Quando si elencano punti di forza e debolezze di una teoria (o limiti), è opportuno riflettere attentamente su di essi, senza esporli in modo meccanico e rigido.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net