È una delle teorie più gettonate, ma anche banalizzate. Ecco altri spunti per riflettere sui limiti.


Bandura ha detto che i bambini osservano i modelli, li rielaborano e li imitano, cioè ripropongono quello che vedono (“anche mia nonna lo diceva, ma restava umile”).

Quindi i modelli (quelli che ciascuno osserva nel proprio contesto) tendono a generare questi processi in chi li osserva, soprattutto se sta crescendo. Bandura però non sa quali modelli io abbia osservato nel mio contesto o tu nel tuo.

Magari nel mio contesto io ho avuto altri modelli (o tu, o chiunque) che non generano quelle reazioni di imitazione che pensa lui. Lui ha fatto la sua teoria su quelli che lui considerava modelli e aveva osservato nel suo contesto, specifico o più ampio (nel senso di epoca). Non sui miei o sui tuoi modelli, che probabilmente sono diversi da quelli che ha osservato lui.

Ci sono modelli che generano altre reazioni, perché hanno altre caratteristiche (che lui non aveva considerato), e nessuno potrà mai dire esattamente che reazioni possono suscitare, perché dipendono da quelle caratteristiche (ma nessuno potrà mai elencarle tutte: sono infinite!).

Esercizio: pensa alla tua infanzia e a quanti modelli di comportamento hai osservato. Alcuni li hai imitati, altri no: perché sì e perché no? Quali caratteristiche avevano? Hanno avuto lo stesso effetto sugli altri tuoi coetanei? Cosa ha reso diverso l’effetto? E i modelli che hai oggi, nel tuo contesto specifico (famiglia, professori universitari che hai avuto, ecc) o allargato (social media, ecc): quali e quanti sono, cosa ti suscitano, ce n’è qualcuno che vorresti emulare, a cui ti ispiri, e altri che ti irritano? Ti accorgi a volte di riproporre comportamenti che dichiaratamente disprezzavi e poi invece ti ritrovi a farli? (se sei mamma…sì ;)).

Bobo: è un esperimento di laboratorio. Ha osservato la relazione tra 2 variabili: modelli aggressivi e genere. E’ risultato che non c’è sostanziale differenza (quindi i maschi non “nascono” più aggressivi delle femmine, e questo è stato importante dimostrarlo!). Stop. Non ha osservato tutte le caratteristiche dei modelli e tutte le caratteristiche degli osservatori. Il fatto che sia stata rilevata una relazione tra quelle 2 variabili non vuol dire che valga anche per tutte le altre possibili variabili.

L’esperimento di laboratorio isola 2 o 3 variabili: altrimenti diventa un pasticcio, non si saprebbe più cosa influenza cosa. Questo è un limite di qualsiasi esperimento di laboratorio (utile se uscisse un tema o un argomento che chiede di parlare dei limiti degli esperimenti).


Suggerimenti generali:

– Raccomando di leggere la prima parte del manuale, dove è scritto come leggere i paragrafi sui limiti (cioè come vanno usati, al di là del cosa c’è scritto: quello è un esercizio di stile, da continuare in autonomia).

– Riportare la teoria alla propria esperienza: quello che dice Tizio o Caio, ti aiuta a capire qualcosa di te? In che misura ti rispecchia e in che misura no ( = limiti?). In questo modo la preparazione non è solo un percorso di crescita professionale, ma anche personale, e diventa meno pesante e pedante (con la d!), e bellissimo, come auguro a tutti.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net