La psicologia non è una setta, è una disciplina aperta, disponibile a integrarsi anche con altre discipline, in particolare filosofiche, sociologiche e mediche.


In alcune tracce, a volte è stato chiesto di discutere di come la psicologia si integri con un’altra disciplina (a scelta del candidato).

Anche se una traccia non lo chiede, può essere comunque utile aggiungere un tocco (solo un tocco) di un’altra disciplina, per spiegare questa apertura della psicologia.

Inoltre, alcune tracce fanno riferimento al codice deontologico: l’art. 6 sottolinea l’importanza del lavoro in équipe, che presuppone la capacità di integrare le proprie competenze con quelle di altri professionisti, in quanto lo psicologo lavora su realtà complesse, quindi non può lavorare in modo isolato.

Lo stesso DSM-5 è nato non tanto per incasellare i pazienti in categorie nosologiche prestabilite e rigide, ma anche per creare un linguaggio condiviso tra psicologi (di qualunque ambito), medici, infermieri, assistenti sociali, educatori e altre figure.

Vediamo alcuni riferimenti di 3 discipline che possono fare da jolly (perché mica possiamo studiare tutta la sociologia, tutta la filosofia o tutta la medicina!).

1) Psicologia + sociologia

Un sociologo di riferimento, da citare come jolly, è Bauman, associato alla metafora della liquidità: egli parla delle relazioni liquide, del lavoro liquido, dell’identità liquida.

Tutto è liquido perché cambia continuamente, non è più stabile, certo e definitivo (neanche l’Esame di Stato di Psicologia!). Questa riflessione, opportunamente adattata e approfondita, si può aggiungere a qualunque teoria su qualunque costrutto.

2) Psicologia + filosofia

Un filosofo di riferimento, da citare come jolly è Fodor, associato al concetto di modulo.

Oggi, complice anche il costruttivismo, non si ragiona più in modo lineare, cioè seguendo percorsi prestabiliti, con tappe successive, secondo un ordine fisso, ma si ragiona per moduli, cioè per aree, legate circolarmente tra loro, per cui non c’è per forza un prima e un dopo, un inizio e una fine già assegnati.

Questo concetto è stato applicato in psicologia clinica per spiegare alcuni disturbi, come i disturbi dell’apprendimento, in cui c’è la compromissione di un’abilità specifica, entro un quadro cognitivo preservato.

Molti altri disturbi o disagi cmq sono modulari, perché intaccano solo un aspetto, mentre il resto del funzionamento è preservato.

3) Psicologia + medicina

Un autore più “fisiologico”, da citare come jolly, è McLean, che ha concettualizzato la ripartizione in 3 cervelli, quello recente, intermedio e antico.

Ovviamente è una modellizzazione, perché non abbiamo tre cervelli, ma uno, in cui si possono distinguere porzioni più esterne o più interne, dove avvengono rispettivamente comportamenti più istintivi o più sofisticati, ma comunque queste porzioni interagiscono tra di loro.

Inoltre, spesso le tracce chiedono di immaginare quali possano essere le prospettive future di una teoria, e allora l’apertura e l’integrazione interdisciplinare si possono citare proprio come prospettive future.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net