Alcune tracce richiedono di indicare punti di forza e debolezza di una teoria, a volte chiamandoli pregi e difetti, oppure vantaggi e svantaggi, oppure aspetti positivi e negativi. Oppure richiedono soltanto di evidenziare gli aspetti negativi, chiamandoli criticità, oppure limiti, oppure ricorrendo ad espressioni più complicate come “punti insufficientemente indagati”.


Non serve memorizzare punti di forza e debolezza per ciascuna teoria: è importante saperli ricavare. Puoi considerare questi 4 punti:

1) è un punto di forza tutto ciò che è stato operazionalizzato, cioè, hanno punto di forza quelle teorie che partono da una definizione chiara del costrutto (ad esempio, della memoria dell’apprendimento, ecc.), misurabile, che rende rilevabile il costrutto attraverso procedure standardizzate, che lo rende osservabile o che consente di sottoporlo a verifica.

Quasi tutte le teorie temi precotti del kit hanno questo punto di forza, infatti per ognuna c’è una definizione chiara e ci sono esperimenti, ad eccezione delle teorie psicodinamiche, perché non utilizzano il metodo sperimentale. Quindi, se la teoria possiede una definizione operazionalizzata del costrutto, è un punto di forza. Se non lo possiede, è un punto di debolezza.

2) è un punto di forza tutto ciò che è stato sottoposto ad una verifica sperimentale, che è stato approfondito in modo empirico e rigoroso. Quindi, se la teoria possiede un esperimento, è un punto di forza. Se non lo possiede, è un punto di debolezza

3) è un punto di forza tutto ciò che consente un’applicazione pratica della teoria. Quindi, se la teoria presenta ambiti applicativi, è un punto di forza. Se non li possiede, è un punto di debolezza. In realtà, tutte le teorie hanno questo punto di forza, poiché per tutte le teorie puoi citare ambiti applicativi (senza memorizzarli, ma ricavandoli attraverso la strategia spiegata nella prima parte del manuale sul tema).

E’ un punto di forza tutto ciò che ha consentito di realizzare strumenti di valutazione del costrutto. Quindi, se la teoria ha consentito di costruire un test, è un punto di forza. Se non lo possiede, è un punto di debolezza.

Per prudenza, è opportuno non essere categorici nell’attribuire punti di forza e debolezza, ma in ogni punto di forza, cogliere anche una debolezza e in ogni debolezza, cogliere un punto di forza.

Ad esempio: la teoria psicodinamica di Freud ha come punto di debolezza l’assenza di esprimenti scientifici, poiché i suoi costrutti non sono sufficientemente operazionalizzati, dunque non è possibile sottoporli a verifica empirica, attraverso strumenti e metodi quantitativi. Infatti, gli esponenti dell’approccio psicodinamico non hanno compiuto esperimenti scientifici.

Tuttavia, questo punto di debolezza a sua volta può essere un punto di forza, poiché questi teorici prediligono un approccio qualitativo al paziente, che consente di rispettarne la specificità, di apprezzare le sfumature soggettive che altrimenti verrebbero perse con l’uso di tecniche quantitative.

Anche perdendo in oggettività, guadagnano in specificità e questo aspetto è importante per una teoria che sin dall’inizio si è posta obiettivi clinici, di presa in carico di pazienti, in modo diverso da ciò che facevano i medici e gli psichiatri, senza ricondurli a categorie rigide, ma valorizzando la loro esperienza soggettiva e intima.

Oppure: la teoria X (sostituisci a X qualsiasi teoria che possieda un esperimento…cioè quasi tutte quelle del kit) ha come punto di forza l’utilizzo del metodo sperimentale, che ha consentito di verificare i suoi assunti teorici, che quindi non sono rimasti a livello puramente astratto e filosofico, ma hanno ricevuto conferme empiriche.

Infatti è stato dimostrato scientificamente che … [qui aggiungi qualche assunto teorico caratteristico della teoria di cui stai parlando]. Tuttavia, la presenza di questi esperimenti non offre garanzie di certezza assoluta. Infatti, in questo punto di forza sono contenute anche debolezze.

A questo punto puoi dire, ad esempio, in base alla teoria, che gli esperimenti sono ancora insufficienti e bisognerebbe farne altri, che il campione era esiguo, che quindi la validità è limitata e occorrerebbe approfondire l’argomento con ulteriori ricerche, considerando anche i rapidi cambiamenti psicosociali che nel frattempo sono avvenuti e quindi richiedono una revisione degli assunti e ulteriori studi sia teorici che sperimentali.

In sintesi: dire un punto di forza, e poi coglierne aspetti di debolezza, e viceversa, per dare un punto di vista sfaccettato, equilibrato, da diverse angolature, complesso, come dovrebbe essere il punto di vista di uno psicologo.

Ovviamente, questi 4 punti sono basilari e riciclabili sempre. Poi per ogni teoria puoi eventualmente aggiungere aspetti specifici che riferiscono a contenuti specifici della teoria che stai trattando e che formano il punto 5 della scaletta da applicare per ricavare i punti di forza e debolezza.

Il punto 5 dipende dalla teoria di cui stai parlando e consiste in commenti specifici sugli aspetti di quella teoria.

Ad esempio, mentre descrivi un elemento di una teoria, ad esempio il rinforzo positivo del cane di Pavlov, invece di limitarti a riportare il “fatterello”, puoi aggiungere alcuni commenti: visto che si tratta di esperimenti sui cani, non sempre i risultati sono generalizzabili agli esseri umani.

Se l’esperimento fosse ripetuto oggi, occorrerebbe rispettare l’art. 10 del codice deontologico che impone accorgimenti nella ricerca sugli animali; il rinforzo potrebbe non essere universale perché ciò che rinforza un individuo, potrebbe non avere lo stesso effetto su un altro, ecc. In sintesi, dopo i 4 punti basilari, aggiungi commenti riguardanti i contenuti specifici della teoria.

6) Un altro punto di debolezza puoi ricavarlo aggiungendo una seconda teoria, che “supera” la prima o contrasta con essa.

Ad esempio, se parli della teoria della memoria di Atkinson e Shiffrin, dopo averla esposta e dopo aver applicato questa scaletta per ricavare punti di forza e debolezza sia generali che specifici, puoi riportare la teoria bis, quella della profondità di elaborazione di Craik e Lockart, che evidenzia alcune debolezza della teoria di Atkinson, ad esempio la ripetizione come modalità per trasferire i dati dalla MBT alla MLT. Crack la critica e propone un’alternativa alla ripetizione, evidenziandone quindi i limiti.


Dunque, riepilogando, per ricavare i punti di forza e debolezza, puoi usare il metodo 4+1+1, cioè 4 punti basilari più 1 più 1, perché ai punti basilari aggiungi 1) punti specifici relativi alla teoria 1) una seconda teoria da confrontare con la prima.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.