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Vediamo da dove partire per prepararsi per il tema. Ecco 5 punti.


Gli elementi basilari intorno a cui organizzare gli argomenti essenziali per il tema dell’Esame di Stato di Psicologia possono essere questi:

1) Una definizione del costrutto: non dovrai memorizzarla a pappagallo, ma imparare a costruirla, perché possono uscire costrutti che non corrispondono a quelli che hai studiato.

Finché escono la memoria, l’apprendimento, la motivazione, è facile “scodellare” una definizione.

Se però escono costrutti più indefiniti e nuovi, ad esempio l’adattamento, il cambiamento, ecc., occorre saper ricavare una definizione, riflettendo su come si articolano questi processi, quali funzioni sollecitano.

Non è possibile memorizzare in anticipo migliaia di definizioni, perché potrà sempre uscire un costrutto che non corrisponde a quelli che hai studiato e di cui non hai una definizione pronta e prefabbricata.

2) una teoria storica: serve perché la traccia può chiederti di ricostruire l’evoluzione del costrutto, dalle prime teorie a quelle più recenti.

Oppure, la traccia può chiederti un confronto tra teorie, quindi può essere interessante confrontare una teoria storica e una recente.

3) una teoria recente: non c’è un intervallo cronologico assoluto che consenta di definire “recente” una teoria. Non è corretto “sparare” una cifra, dicendo che le teorie recenti sono quelle formulate negli ultimi X anni (sostituisci a X un numero a caso).

Ogni commissione ha la sua opinione in proposito. Non si può generalizzare. Quello che è recente per una, non è recente per un’altra.

Di sicuro, una teoria recente è una teoria…formulata successivamente rispetto a quella storica.

Non me la sento di sparare una cifra, ma di sicuro serve una teoria formulata prima, una dopo. In ogni caso occorrono due teorie per ogni costrutto, perché la traccia può chiederti un confronto tra due teorie.

3) ricerche empiriche: anche qui si sono creati equivoci negli anni. Nel vecchio kit avevo corredato ogni teoria con un esperimento.

Questa associazione ha generato l’idea che bisognasse mettere un esperimento per dimostrare che la teoria fosse scientificamente valida.

Invece, gli esperimenti non hanno il potere di dimostrare la verità di una teoria: magari! Troppo facile.

Questo sarebbe un procedimento verificazionista: “faccio un’ipotesi, la sottopongo a esperimento, se è confermata, vuol dire che è vera”.

La scienza, invece, procede in modo falsificazionista, come evidenziato dal filosofo Popper.

Cioè, anche se un esperimento o 1000 esperimenti, confermano quanto sostenuto da una teoria, comunque quella teoria si considera vera solo provvisoriamente, finché non viene falsificata.

Basta una falsificazione per annullare le conferme ottenute da 1000 esperimenti. Nulla è definitivo nella scienza.

Come dice Einstein: “Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato”.

Quindi, non è scientificamente corretto mettere un esperimento per dimostrare che una teoria è vera/valida/ecc.

Onde evitare equivoci, quest’anno ho cambiato linguaggio didattico e quindi ho preferito fare riferimento alle ricerche.

 Questo è un termine più neutro, che serve a evidenziare il fatto che le conoscenze psicologiche su un costrutto o un problema o un fenomeno, derivano sia dalle teorie, che dalle ricerche.

Infatti, è possibile che prima qualcuno formuli un’ipotesi e poi si facciano ricerche, oppure che si facciano prima ricerche e dai risultati si prende spunto per formulare ipotesi, circolarmente.

Quindi le teorie e le ricerche sono due fonti di pari livello da cui derivano le conoscenze scientifiche, non sono una “succube” dell’altra.

4) strumenti: questo è un esame di abilitazione, quindi occorre dimostrare che si conoscono gli “attrezzi del mestiere”, cioè test, strumenti, ecc. Il che non significa impazzire a memorizzare migliaia di nomi di test per ogni singolo costrutto, test sconosciuti anche ai professori, scadendo in uno studio nozionistico e ossessivo.

Quello è “feticismo da test” 😊. Scegli una tu una batteria di test che puoi utilizzare per più costrutti, sia per la prima, che per la seconda e la terza prova.

5) ambiti applicativi: questo è un esame di abilitazione, quindi occorre dimostrare di saper utilizzare le conoscenze teoriche.

È inutile esibirle per dimostrare che le sai e sei stato bravo a memorizzarle. Questo dimostrerebbe solo che si è bravi pappagalli, non potenziali professionisti.

Le teorie servono per comprendere un problema, un fenomeno o una situazione, e anche per intervenire. Non sono astratte, sono pratiche.

Anche Lewin diceva che “non c’è niente di più pratico di una buona teoria”.

Quindi gli ambiti applicativi non sono elenchi di ambiti in cui trovano applicazione quelle teorie, non sono “elenchi telefonici”.

Per tanti anni, i professori si sono “accontentati” degli elenchi telefonici, poi le cose si sono evolute.

Magari qualcuno ancora tollera un elenco striminzito e nozionistico di ambiti, ma molti giustamente pretendono di più, apprezzano cioè che questa parte sia pratica e corposa e possa descrivere cosa effettivamente può fare lo psicologo in quell’ambito, per un problema che riguarda quel costrutto e che la teoria esposta può aiutare a capire e ad affrontare.

Questi sono aspetti basilari per la professione di psicologo, che è basata su conoscenze teoriche, strumenti e interventi validati.

Quindi sono gli stessi elementi spesso richiesti in tutte e 3 le prove scritte, qualunque forma possano assumere, perché le prove d’esame ricalcano la professione.

Quindi sono anche gli elementi su cui ho organizzato le conoscenze, ma appunto non significa che una traccia debba chiedere sempre e solo questi contenuti oppure in questo ordine.

Anzi ci sono anche scalette “capovolte”, che partono dall’ambito applicativo e poi risalgono alla teoria, altre scalette che partono dalla ricerca, poi richiedono strumento, teoria e ambito, ecc.


In ogni caso, sono elementi importanti che possono essere anche i cardini intorno a cui organizzare le conoscenze per tutte le prove dell’Esame di Stato di Psicologia, non solo del tema.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net