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Quando uscì una traccia sul pensiero magico, nel tutoraggio uno studente pose questa domanda: è corretto dire che il pensiero magico riguarda patologie gravi che, in quanto tali, non possono essere seguite dallo psicologo, per l’art. 1 della Legge 56/89? La mia risposta


Sinceramente non me la sentirei di dire questo. Il pensiero magico non è necessariamente presente nelle patologie gravi, e in minima misura può essere presente anche in persone sane.

Un po’ come quando uno va a curiosare l’oroscopo del giorno e dice scherzando “uh, ci ha preso!”.

È una piccola concessione innocua alla iper-razionalità con cui l’individuo funziona tutto il giorno, non è per forza indicatore di delirio. Oltre ad essere una fase sana e auspicabile dello sviluppo cognitivo (stadio pre-operatorio di Piaget).

Quindi considerarlo espressione di patologie gravi è un po’ riduttivo.

Inoltre, i commissari potrebbero dire: patologie “gravi” in che senso? Rispetto a quale parametro? Infatti, a quali patologie si fa riferimento?

Verrebbe da pensare alla schizofrenia, ma non è sempre grave, anzi con farmaci e interventi oggi è spesso compensata. Il matematico John Forbes Nash era schizofrenico, professore universitario, nonché premio Nobel per i suoi contributi alla scienza.

Oppure la domanda fa riferimento ai disturbi alimentari e la depressione, che possono portare alla morte? Se in un compito si evocano le patologie gravi, è opportuno specificare a quali ci si riferisce, in che senso si intendono “gravi” e in base a quale criterio.

Inoltre, l’art 1 della L 56/89 non esclude nessun patologia, non dice “lo psicologo può fare abilitazione, tranne per le patologie gravi”.

Nessuno vieta, ad esempio, di fare uno skill training agli schizofrenici che vivono nelle comunità residenziali. Anzi…a quanto ho visto, li fanno anche gli educatori.

Oppure, un percorso di sostegno, abilitazione e sviluppo di autostima e autoefficacia per persone depresse: l’abilitazione fa bene a tutti, tutti possono trarre beneficio da un corso esperienziale in cui migliorano le loro abilità di comunicazione, di ascolto, di problem solving, siano essi sanissimi che gravissimi.


Lo psicologo, per l’art.1, può fare abilitazione: non è scritto che può farla ad alcuni sì, ad altri no. Non basta a guarire, ma tanto non è quello lo scopo dello skill training, che può essere un elemento utile all’interno di un piano di presa in carico multidisciplinare.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net