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Frase frequente: “La teoria X non la sopporto proprio! Quando cerco di studiarla, mi viene mal di testa e mi metto a fare l’ennesima lavatrice pur di rinviare il momento di studiarla”. Cosa fare in questi casi?


Se c’è una teoria o un esperimento che non ti piacciono, non ti ispirano, ti provocano l’orticaria…saltali a pié pari.

Non ti forzare a studiarli per forza, perché già a preparazione è pesante, meglio non mettere anche il carico da 90.

Ad ogni psicologo piace più una teoria che un’altra, gli risuona di più una teoria o si trova meglio ad applicarla rispetto a un’altra.

In fondo siamo tutti diversi ed è giusto anche assecondare queste preferenze individuali, per salvaguardare la salute psichica, messa a dura prova dall’Esame di Stato di Psicologia.

Tanto ogni teoria si può sostituire con mille altre e per ogni costrutto ci sono migliaia di opzioni teoriche disponibili, anche fornite gratuitamente da zio Google o dai manuali visualizzabili su Google Book (oppure, per i nerd, da Medline).

Generalmente, non serve neanche essere dettagliati nei compiti d’esame. 

Ovviamente, ci si regola di volta in volta, in base alla traccia, al tempo a disposizione, al numero e al tipo di richieste della traccia.

Ma tendenzialmente, finora, le commissioni hanno sollecitato la sintesi. Aggiungendo troppi dettagli, lo svolgimento del compito d’esame assume un taglio ossessivo, ricordando l’approccio nozionistico/universitario che non è appropriato a un esame di abilitazione.

L’approccio ossessivo è molto frequente, soprattutto su forum e gruppi Facebook, perché l’imprinting universitario nozionistico è forte e duro a morire.


Affastellare troppi dettagli rischia di appesantire il compito. E i professori cominciano a contestare che lo svolgimento è prolisso e frammentato, più attento al dettaglio in sé che alla visione d’insieme.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net