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La teoria di Mc Clelland è tra le più sfruttate per il tema sulla motivazione all’Esame di Stato di Psicologia. L’avevo inserita nel vecchio kit ed è stata pluricopiata. La sintetizzo qui, ma se vuoi utilizzarla per il tema, leggi anche le note che ho scritto, per non rischiare di scrivere il compito uguale a mille altri. 


McClelland (1985) ha chiarito come le dinamiche motivazionali siano causate dalla necessità di mantenere un rapporto ottimale tra organismo e ambiente: i comportamenti premiati dall’ambiente tendono a ripetersi, poiché la persona, prima di agire, anticipa il risultato probabile e la sensazione di gratificazione o spiacevolezza associata.

Le motivazioni sono dunque propositi derivati dalla connessione tra incentivi naturali e sociali e stati affettivi e sono capaci di attivare l’organismo per raggiungere una meta oppure evitare una situazione spiacevole.

McClelland ha isolato tre aree motivazionali dominanti: l’affiliazione, il successo, il potere.

L’affiliazione consiste infatti nel ricercare, stabilire e mantenere relazioni interpersonali, di amicizia e di intimità. Chi ha un forte bisogno di affiliazione tende ad evitare situazioni di conflitto e ad assumere atteggiamenti di accondiscendenza.

Il bisogno di successo consiste nella ricerca di affermazione, di perfezione e di eccellenza. Chi è motivato dal bisogno di successo tende a porsi obiettivi elevati, ma realistici.

A questo proposito, McClelland ha condotto un esperimento, sottoponendo bambini al compito di infilare anelli in un piolo: i bambini con elevato bisogno di successo si ponevano ad una distanza intermedia dal piolo; quelli con basso bisogno si ponevano ad una distanza molto vicina, così che il compito risultasse molto semplice, oppure esageratamente lontani, così che il compito diventasse impossibile.

La motivazione al successo si forma durante l’infanzia, a contatto con figure di accudimento che nutrono aspettative elevate, ma realistiche verso il bambino e sollecitano in lui esperienze di autonomia.

Infatti, anche secondo studi di Rosen e D’Andrade (1959), i bambini con elevato bisogno di successo tendevano ad avere madri che li incoraggiavano all’indipendenza e premiavano le loro prestazioni con manifestazioni di affetto.

Invece, i bambini con basso bisogno di successo generalmente avevano madri che li svalutavano e li criticavano, mentre i padri si intromettevano maggiormente nelle loro decisioni e risultavano irritati quando il bambino non riusciva in un compito.

Questi atteggiamenti sono stati osservati dagli stessi Rosen e D’Andrade in un esperimento in cui affidavano a bambini un compito impegnativo, che doveva essere svolto alla presenza dei genitori. Quando le aspettative sono troppo elevate e irrealistiche o troppo basse e svalutanti, il bambino sviluppa una modesta motivazione al successo.

Quando, invece, le aspettative sono realistiche, il bambino sviluppa un’elevata motivazione e si pone obiettivi altrettanto realistici.

Il bisogno di potere consiste, infine, nell’aspirazione ad occupare posizioni di comando, ad avere il controllo su cose e persone o a possedere oggetti che indichino una posizione sociale superiore.

Il bisogno di potere può scaturire da insicurezza, disagio e mancanza di una solida identità e si placa strumentalizzando persone che, accettando una posizione di dipendenza e di sottomissione, rassicurino chi ha l’esigenza di potere e gli offrano un riconoscimento delle sue capacità.

La teoria di McClelland ha orientato la costruzione del TOM, il Test di Orientamento Motivazionale di Borgogni, Petitta e Barbaranelli (2004), un questionario self-report che consente di delineare un profilo motivazionale in ambito organizzativo e di individuare le situazioni lavorative più adatte ad esprimere il proprio potenziale.


Se vuoi utilizzare questa teoria per il tema sulla motivazione per l’Esame di Stato di Psicologia, leggi le avvertenze che ho scritto qui. 

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net