Traccia: Il candidato definisca un costrutto psicologico di suo interesse alla luce di un modello teorico di riferimento, evidenziandone i punti di forza/debolezza, nonché le possibili implicazioni pratiche. Svolgimento delle implicazioni pratiche.


La teoria dell’apprendimento evolutivo e degli affetti della Benjamin può essere applicata in diversi ambiti applicativi.

Innanzitutto, può essere applicata nell’ambito della Psicologia del benessere. Infatti, secondo l’articolo 3 del Codice Deontologico degli psicologi, l’obiettivo del lavoro dello psicologo è di accrescere le conoscenze sul comportamento e di promuovere il benessere. Quindi, lo psicologo può organizzare un percorso di crescita personale, sia individuale che di gruppo. Nel caso individuale, lo psicologo dovrà prima raccogliere il consenso al trattamento dei dati secondo il GDPR: Nel caso del gruppo, in più, lo psicologo dovrà impegnare i partecipanti a rispettare il diritto alla riservatezza di quanto ciascuno esporrà, coerentemente con quanto indicato dall’art. 14 del Codice deontologico.

In questo percorso, può svolgere attività ricavate dalla Teoria dell’apprendimento evolutivo e degli affetti della Benjamin. Ad esempio, può fare un ciclo di incontri in cui illustra i 3 processi di copia. Segue un altro ciclo di incontri, basati sul confronto di gruppo, in cui i partecipanti condividono riflessioni sulle analogie che hanno colto tra il loro comportamento attuale e le ingiunzioni ricevute dalle loro IPIR (cioè dalle figure affettivamente importanti). In questo modo, si crea un rispecchiamento che aumenta l’empatia tra i partecipanti. Infine, lo psicologo può predisporre un percorso per promuovere il cambiamento degli schemi disfunzionali, sollecitando i partecipanti a sperimentarsi in situazioni che disconfermino i loro schemi e li aiutino a scoprire altre potenzialità e comportamenti efficaci, provvedendo poi anche a rinforzarli.

Inoltre, la teoria dell’apprendimento evolutivo e degli affetti della Benjamin può essere applicata nell’ambito della Psicologia clinica, perché anche la presa in carico individuale o di gruppo di persone con un disagio, in particolare con deficit di assertività e personalità dipendente o vittime di partner maltrattanti, può beneficiare dell’applicazione dei concetti di questa teoria. In particolare, lo psicologo può offrire un sostegno, come indicato dall’art. 1 della Legge 56/89. Nel sostegno, può promuovere la conoscenza dei processi di copia e la consapevolezza delle ingiunzioni ricevute dalle IPIR.

Lo psicologo, così, aiuta la persona a risalire all’origine dei suoi comportamenti: anche quando sono disfunzionali, non vengono sottoposti a disputing, cioè messi in discussione per dimostrarne l’infondatezza. Invece, in una prospettiva costruttivista e interpersonale, come quella della Benjamin (1982; 1996; 2003), ogni comportamento, anche disfunzionale, ha comunque rivestito una funzione adattiva che deve essere compresa e rispettata. Quindi il sostegno non è finalizzato a evidenziare gli aspetti irrazionali, ma capire a cosa siano serviti quei comportamenti. Se si sono delineati, è perché in determinate circostanze erano quelli efficaci, che potevano garantire la sopravvivenza affettiva. Ricevendo empatia, la persona non si sente aggredita, ma rassicurata e si sentirà più libera di sperimentare situazioni per disconfermare i suoi schemi e sviluppare altri comportamenti alternativi ed efficaci. Lo psicolgo potrà rinforzarli, nonché valutare e monitorare l’andamento del percorso attraverso la SASB.

Sempre nell’ambito della Psicologia clinica, è possibile operare più specificatamente nella Prevenzione del disagio materno-infantile, utilizzando i concetti della Teoria dell’apprendimento evolutivo e degli affetti della Benjamin, illustrandoli in modo semplificato, proponendoli come spunto di riflessione, discussione e confronto nei corsi pre-parto o post-parto, affinché le madri, ma anche i padri che partecipano a questi corsi, possano diventare consapevoli delle loro modalità di relazione con il proprio partner e con il figlio, riducendo il rischio di trasmettere ai figli alcune aspettative, ideali o modalità disfunzionali interiorizzate dai proprio genitori, quindi di innescare processi di copia disfunzionali. In questo modo si cerca di interromperne la trasmissione intergenerazionale, spesso fonte di disagio materno, che poi può contribuire a creare interferenze sulla salute e sullo sviluppo del bambino o influenzarne negativamente le scelte anche da adulto.


Questo è solo un esempio, non esaustivo, di come sviluppare il punto delle applicazioni pratiche.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net