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Vediamo come affrontare tre tipologie di tracce: quelle difficili, quelle chiuse e quelle libere.


Di fronte a una traccia percepita come “difficile”, invito sempre a trovare un altro termine, al posto di “difficile”.

Questa operazione di riformulazione si usa anche in vari settori psicologici (clinica lavoro, ecc.) per capire ciascuno cosa intenda davvero per un termine.

Ci sono persone che si rivolgono allo psicologo perché hanno problemi di stress, di ansia e di timidezza.

Poi, invitandole a “tradurre”, si vedrà che ciascuno attribuisce un significato molto specifico a queste parole e le associa a situazioni molto diversificate.

Passando dal termine generico a situazioni concrete e definite, si riesce ad affrontarle in modo strategico ed efficace.

Se leggi una traccia e ti sembra difficile, puoi fermarti e pensare: “cosa rende difficile questa traccia?”.

Individuando la specifica difficoltà, portai affrontarla.

A volte sono percepite come difficili le tracce libere. Esse lasciano totale libertà di scelta di autori, argomenti, ecc., ma non tutti sanno gestirla.

Infatti, spesso si finisce per bruciarsi le potenzialità di una traccia libera, con banalità come Bowlby o Bandura.

Quelli sono jolly utili quando non si sa cosa mettere, quindi sono un’ancora di salvezza in situazioni di difficoltà e di emergenza, se escono costrutti “strani” oppure per arricchire altri costrutti, se la traccia chiede più teorie.

Sono versatili e si prestano a tutto…per questo però, se la traccia è libera, non vale la pena giocarseli! Anche perché sono ormai troppo gettonati, troppo abusati.

Se esce una traccia a scelta, bisogna far esplodere le proprie potenzialità, facendo un compito originale, con jolly personali.

Il bello della traccia libera è che uno può giocarsi la propria carta migliore, la più approfondita, personale, originale e distintiva, non quella banale.

Vi è poi un’altra domanda frequente tra gli studenti: sono più difficili le tracce chiuse o quelle aperte?

Le tracce chiuse sono quelle classiche, tipo: la memoria, l’apprendimento, ecc. Fino a qualche anno fa, prevalevano ovunque.

Infatti, per tanti anni, l’Esame di Stato di Psicologia è stato preparato in modo comportamentista, facendosi una serie di temi svolti, progetti precotti, ecc., sperando che poi uscisse una traccia corrispondente ai costrutti studiati e riversando nel compito quanto memorizzato.

A volte, queste tracce chiuse sono rassicuranti, sembrano più facili, perché richiedono solo di recuperare dal proprio archivio mentale una teoria precisa e precotta ed esporla.

Purtroppo però, sono tracce anche insidiose, più a rischio di omologazione, perché è più probabile che i prof si trovino a correggere compiti tutti i uguali, a causa dello “spaccio” anche illegale di materiali tra studenti, che quindi attingono in modo acritico alle stesse fonti.

Quindi, sembrano tracce più facili e immediate, perché non ci sono equivoci o interpretazioni: bisogna mettere una teoria dell’apprendimento, non ci piove, non c’è da stare lì a capire cosa voglia la commissione.

Però il contesto le rende più difficili, perché la percezione dei prof sarà subito satura di compiti che si somigliano.

Quindi anche la soglia di contestazione si abbassa: si attaccheranno a qualunque virgola per bocciare e il rischio di bocciature, anche con motivazioni pretestuose, è più alto.

Le tracce aperte sono, invece, quelle in cui non c’è una precisa teoria precotta, esplicita, chiara, da associare alla richiesta della traccia.

Sono tracce su problematiche o tematiche più ampie, quindi a volte spaventano, perché non consentono di agire in modo pavloviano, cioè: stimolo > risposta.

C’è un percorso più lungo da fare: stimolo aperto > scelta del taglio da dare – selezione e assemblaggio di pezzi per costruire un tema ragionato.

Sicuramente è più faticoso e richiede un approccio alla preparazione più costruttivista e molto senso pratico e flessibilità.

Però sono tracce meno a rischio di omologazione e molto personalizzabili. In pratica, ognuno può volgerle a suo favore, sfruttando i propri jolly.

Non c’è un unico modo di fare queste tracce. Ognuno sceglie come tematizzarle, sta a lui chiuderle, giocandosi le carte migliori.

Non serve pensare a chissà quale strana soluzione.


Quindi, quello che apparentemente sembra più semplice, espone a rischi e ciò che sembra più complesso, in realtà può diventare un’opportunità e aumentare le probabilità di promozione.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net