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La terza prova è un caso (ma non sempre!) su cui ragionare clinicamente.

La traccia, infatti, fornisce elementi, rispetto a cui puoi fare un commento di tipo psichiatrico e psicologico.

In aggiunta, se è richiesto, anche un commento riferito ad un modello teorico. Quest’ultimo non è sempre richiesto, non essendo un esame di psicoterapia.

Tuttavia, siccome in commissione possono esserci psicoterapeuti della “vecchia guardia”, legati a modelli teorici.

La loro “forma mentis” può riflettersi anche nelle richieste della traccia clinica. Per questo, anche essendo una terza prova di Esame di Stato di Psicologia (e NON di psicoterapia), può, appunto, richiedere talvolta anche il riferimento a un modello teorico (o approccio terapeutico o in qualunque altro modo lo chiamino).

Non serve memorizzare centinaia di modelli teorici: ne esistono più di 550! Ne basta uno. Lo richiamerai solo se richiesto, quando richiesto e solo dove richiesto.

Infatti, se inquini tutta la terza prova con un modello teorico (cognitivista, psicodinamico, ecc.), anche se richiesto, questo può essere interpretato dai commissari come segno di confusione tra psicologo e psicoterapeuta.

In commissione possono convivere sia membri che vogliono un modello teorico (come i professionisti della “vecchia guardia”), sia membri che non lo vogliono. Questi ultimi ci tengono che lo studente distingua in modo chiaro il lavoro dello psicologo e dello psicoterapeuta.

Poiché nessuno può sapere, né prevedere cosa penserà il commissario specifico che correggerà la tua prova, per prudenza, occorre attenersi rigorosamente alla traccia, svolgere tutti i punti della traccia, nell’ordine richiesto, senza indebite sovrapposizioni.

Anche in questa prova, generalmente ci sono punti da sviluppare. Ad esempio: ipotesi diagnostiche, aree da approfondire, batteria di test da utilizzare, ipotesi di intervento o altre richieste che variano in base alle commissioni.

Ma anche in questa prova, non esiste una scaletta fissa e valida sempre e ovunque.

Le richieste di base della terza prova tendono a ripetersi e sono quelle appena citate.

Però, ciascuna commissione può chiamarle a modo suo, richiederle in un ordine diverso o aggiungere altri punti.

Infine, nella terza prova, non si tratta di fare diagnosi, riconducendo i sintomi a categorie psichiatriche.

Se si scrivono solo questi tipi di commenti, prettamente psichiatrici, i commissari possono contestare che hai dato un taglio troppo psichiatrico alla prova.

Oppure, che sei stato precipitoso nel trarre conclusioni diagnostiche.

La terza prova non è un quiz, ma è appunto una prova di ragionamento clinico. D’altronde, lo psicologo non fa quiz, ma di fronte a una persona che sta male, ci ragiona. Non applica in modo rigido griglie prefissate.

Cosa non è la terza prova:

– non è una prova di psichiatria;

– non è una prova di psicoterapia;

– non è un quiz in cui occorre azzeccare una diagnosi.

Attenzione! La terza prova non è per forza un caso clinico. Ogni commissione è libera di scegliere contenuti e struttura di ogni prova. Occorre adeguare flessibilmente ciò che sai alle richieste della traccia, attenendoti alla scaletta.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Ho realizzato il 1° Kit di Preparazione per l'Esame di Stato, con cui ho aiutato ormai 10 generazioni di psicologi ad abilitarsi. Se serve aiuto, scrivimi a tutor@110elode.net