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Ha senso inserire nel caso clinico dei costrutti derivati dall’orientamento psicodinamico oppure è un rischio?


In Italia abbiamo molti professori psicodinamici, che amano questo modello teorico, anzi sono fanatici sostenitori.

Sono in tutte le università e tutti abbiamo fatto esami psicodinamici.

Quindi anche all’Esame di Stato, magari si trovano prof o professionisti che amano follemente la psicodinamica e in tal caso va tutto bene e tutti sono contenti.

La psicologia è una scienza 

Però, in alcune sessioni, alcuni prof (non tutti) reagivano male a teorie, strumenti e ambiti psicodinamici.

Essi sostenevano che l’Esame di Stato di Psicologia è un esame in cui occorre dimostrare che la psicologia è una scienza e quindi occorre riportate teorie scientificamente validate, cioè ottenute o verificate attraverso il metodo sperimentale, che gli psicodinamici rifiutano, per principio.

È vero che oggi la psicologia dinamica è cambiata, si è evoluta rispetto a quella originaria freudiana e quindi anche gli psicodinamici a volte usano il metodo sperimentale, ma le teorie storiche psicodinamiche non rientrano propriamente nella psicologia sperimentale e quindi a volte sono state contestate.

Cautela nell’uso dei costrutti psicodinamici

Per questo, da varie sessioni, personalmente sconsiglio di usarle ed ho anche ripulito tutti i materiali da riferimenti psicodinamici.

Ad esempio, nel caso del Rorschach, l’ho associato al metodo Exner, che lo trasforma in test percettivo, di problem-solving e di ricostruzione del funzionamento globale…non più un test proiettivo.

Ovviamente è solo una mia politica improntata alla massima prudenza, perché non si può mai sapere chi corregge in compito.

Anche se in commissione sono tutti psicodinamici (cosa impossibile), non è detto che in sede di Esame di Stato vogliano quelle teorie o che siano loro a correggere i compiti.

Quindi nel dubbio cerco di evitare ogni rischio, anche minimo.

Sì, in alcuni argomenti ci stanno proprio bene le teorie psicodinamiche e d’altronde sono validissime e bellissime, però, senza nulla togliere a queste teorie, un rischio se lo portano dietro, per cui sta a ciascuno scegliere se è il caso di trattarle.

E se i prof sono psicoterapeuti e ragionano per “approcci”?

Prendo a prestito la categorizzazione di Umberto Eco tra apocalittici e integrati: nelle commissioni ci sono prof moderni, sensibili alle differenze tra psicologo e psicoterapeuta, che non vogliono compiti inquinati da approcci, parrocchie, ecc., perché questo è l’esame di psicologia e non di psicoterapia.

D’altronde sui social (ma anche prima) si discute tanto della figura di psicologo da valorizzare, da non appiattire su quella di psicoterapeuta.

Qualche eco di questi accessi dibattiti ogni tanto arriva anche ai prof universitari chiusi nella torre d’avorio.

Altre volte no: alcuni prof sono estranei a tutti questi movimenti, discussioni animate sulle differenze tra psicologo e psicoterapeuta, ecc., e appartengono alla vecchia guardia, a una cultura e a un periodo storico in cui non si concepiva uno psicologo che non fosse anche psicoterapeuta, che non filtrasse tutto attraverso gli approcci.

Cosa fare in caso di prof apocalittici

Si può verificare il caso in cui alcune commissioni “vecchio stampo” concepiscano in modo letterale “approccio, modello, paradigma, ecc”.

Allora, un famoso proverbio cinese dice che per superare l’Esame di Stato, bisogna scrivere, dire, fare, baciare… tutto quello che quei commissari vogliono sentirsi dire/scrivere/ecc, perché comandano loro, hanno il coltello dalla parte del manico, sono a volte un po’ burberi e così via.

Quindi, se invece che predicare neutralità, pretendono gli approcci psicoterapeutici, che si fa, dopo che ci si è sforzati di fare tutto in modo neutro, così i prof integrati non contestavano compiti inquinati, come spesso succedeva?

Si possono usare modelli e approcci adattabili.

Occorre attivare i tuoi poteri medianici per evocare un paradigma/modello/approccio/vattelappesca jolly, adattabile a tutte le salse.

Un buon candidato può essere il cognitivismo.

Più o meno, un po’ tutti i costrutti cognitivi, si possono ricondurre a questo paradigma/modello/approccio/ecc, visto che sono teorie poi sottoposte a ricerche sperimentali.

Vietato generalizzare però!


Fare attenzione all’orientamento dei commissari non basta: meglio prepararsi a ogni evenienza e avere opzioni “jolly” da adattare al caso specifico.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net