Nell’ambito applicativo della prima prova oppure nelle attività di 2a e 3a prova, ci sono alcune tecniche “grigie” che sarebbe preferibile evitare di menzionare, perché si prestano facilmente a contestazioni.


Premetto che la dicitura “tecniche grigie” non esiste nella letteratura scientifica, me la sono inventata a scopi puramente didattici. Cosa sono e quali sono queste tecniche che si potrebbero definire “grigie”?

Sono quelle sospese nel limbo tra il ruolo dello psicologo e quello dello psicoterapeuta, in una terra di mezzo, per cui qualcuno le attribuisce a gran voce allo psicologo, qualcun altro con pari ardore reclama che sono riservate allo psicoterapeuta, ed entrambi i contendenti giocano al tiro alla fune, sforzandosi di portare argomentazioni dalla propria parte, con pari forza e abilità dialettica.

E quelle tecniche rimangono in mezzo, e non si sa bene a chi dei 2 professionisti riservarle.

Sono ad esempio il training autogeno, l’emdr, l’ipnosi, debrifing e defusing o altre tecniche che possono anche solo “evocare” approcci psicoterapeutici (tipo ristrutturazione cognitiva e “derivati”).

Ovvio, molti prof neanche ci fanno caso e non stanno lì a farsi paranoie, ma meglio non stuzzicarli.

Sono tecniche rischiose in sede di Esame di Stato di Psicologia, poiché non c’è una legge dello stato che le considera come esclusive dello psicologo o dello psicoterapeuta o di un altro professionista, ma ci sono solo regolamenti, più o meno formali, più o meno rigidi, ma in ogni caso di carattere privatistico, che possono essere interpretati in modo soggettivo da ciascun commissario.

Uno può dire che il training autogeno (o altra tecnica) è profonda e quindi richiede l’abilitazione in psicoterapia.

Un altro può dire che non c’è una legge che impone di essere psicoterapeuta per quella tecnica, quindi può farla anche lo psicologo. Un altro ancora può avere un’altra opinione.

Quindi, visto che non si sa chi corregge il tuo compito e cosa ne pensa, per prudenza, meglio evitare queste tecniche e non complicarsi la vita.

Chi vuole inserire tecniche di rilassamento, meglio se le chiama direttamente “tecniche di rilassamento”, poiché questa è una dicitura presente nel Nomenclatore delle prestazioni dello psicologo, che è un documento ufficiale, quindi non risente dell’arbitrarietà dei singoli commissari (o meglio, la riduce un po’ di più…perché cmq è ineliminabile).

E’ il prof ad avere il coltello dalla parte del manico, non chi interviene pur con enorme competenza nei dibattiti che animano i gruppi, né i docenti che fanno corsi sull’Esame di Stato di Psicologia, né i manuali rigidi e privi di taglio “metacognitivo”, né altre fonti anche di per sé autorevoli.

Conta solo quello che pensa in quel momento quel commissario che corregge il tuo compito.

E non si sa cosa ne pensa, né con quanta attenzione e motivazione correggerà il tuo compito.

Magari neanche ci fa caso, ma per non rischiare, è preferibile evitare qualsiasi equivoco o possibile fonte di contestazione.

Ci sarà modo di sfogarsi dopo l’Esame di Stato di Psicologia, nei gruppi di psicologi, ma adesso la priorità è passare l’esame, cercando di prevenire il più possibile i rischi.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net